«Mussolini sapeva bene dell'olocausto»

MILANO. Il Mussolini di Salò 'partecipò volontariamente e consapevolmente alla Shoah". Nel 60º anniversario della liberazione di Auschwitz, esce un libro che mostra come la Repubblica Sociale Italiana fu corresponsabile nello sterminio nazista degli ebrei. Si tratta di 'La Shoah in Italia" scritto per Einaudi dallo storico Michele Sarfatti, direttore del Centro di documentazione ebraica contemporanea di Milano.
Professor Sarfatti, come partecipò Mussolini alla Shoah?
«Premetto che non esistono documenti ovvero non c'è nessun foglio con cui Mussolini ordinò l'uccisione degli ebrei in Italia, ma è anche vero che non c'è neppure nessun foglio di questo genere firmato da Hitler. Ci sono testimonianze e pezzi di documenti che ci aiutano a capire. L'idea dello sterminio viene decisa in Germania, ma in Italia cosa accade? Viene istituito a Fossoli un campo di raccolta nazionale per gli ebrei arrestati. Le questure dell'Italia centrale e settentrionale inviano gli ebrei nel campo di Fossoli che si riempie pian piano e periodicamente da Fossoli la polizia nazista organizza convogli di deportazione per Auschwitz. E' vero che i convogli vengono organizzati dalla polizia tedesca, ma questa lo può fare perchè quella italiana trasferisce gli ebrei a Fossoli. E siamo in assenza di un qualsiasi ordine che blocchi il trasferimento dai campi provinciali a quello di Fossoli. Da qui nasce la convinzione che esisteva un accordo esplicito o tacito tra la Repubblica Sociale e il terzo Reich».
Si sapeva quale era la sorte dei deportati?
«Governo, grandi industrie, Santa Sede sapevano dall'estate del '42 cosa accadeva. Potevano non sapere di Auschwitz, ma dei massacri di massa si. E Mussolini restò fedele alleato della Germania. Il suo persistere nell'alleanza è un segno esplicito di avvallo che viene in parte bilanciato dalla non partecipazione diretta dello sterminio, ma sul piano storico complessivo il giudizio che ne emerge non può che essere di condanna».
Il Fascismo era antisemita e razzista sin dagli esordi?
«Aveva dentro di sè sin dalle origini razzismo e antisemitismo, ma non era statutariamente antisemita al contrario del partito di Hitler. Mussolini aveva convinzioni razziste e anti-ebree radicate già in gioventù, ma non erano abbastanza radicali. Il partito fascista divenne antisemita nel '38 ma bisogna considerare che già nei suoi primi anni essere antisemiti era legittimo. Tutto questo inoltre va visto in movimento. Se nel '22 Mussolini mostra all'Europa che un partito antidemocratico può arrivare al governo in modo quasi legale e lancia la palla a Hitler che la raccoglie nel '33, viceversa Hitler mostra subito che si può trasformare uno Stato liberale in stato razzista e antisemita e lancia la palla a Benito Mussolini che la raccoglie cinque anni dopo».