Verdi: il Vigevano ce la farà

VIGEVANO. «Nel calcio non esiste una ricetta per la vittoria. Per ottenere risultati occorrono tantissime componenti e di per sè i valori tecnici non bastano. A volte è più difficile battere l'ultima in classifica che la prima. E' una questione di motivazioni. Una squadra è grande quando affronta tutti gli avversari col medesimo atteggiamento». Parola di Osvaldo Verdi, diesse del Vigevano, con cui spera di emulare il cammino del CasteggioBroni: «Vorremmo rimanere in D e poi consolidarci in categoria».
Verdi è nel mondo del pallone da una vita. Nel suo lungo peregrinare ha avuto l'opportunità di lavorare al fianco di tantissimi allenatori e giocatori. Alcuni, tipo il tecnico del Chievo Mario Beretta e l'attaccante della Lazio Tommaso Rocchi (con i quali ha condiviso l'esperienza di Saronno), da sconosciuti sono poi riusciti ad imporsi anche in serie A. «La situazione del Vigevano non è compromessa - afferma - Ros atroppo giovane? Nel calcio per sfondare non bastano le capacità o l'esperienza. Occorrono anche forti motivazioni ed equilibrio mentale. E poi in generale non esiste una ricetta del successo. Questo vale per i giocatori quanto per le squadre. A volte pensi di aver costruito un organico valido e invece poi magari incappi in infortuni seri, alcune partite vanno storte, subentra un po' di malumore e il giocattolo pian piano si sgretola. Altre volte invece ingrani subito, pur essendo partito a fari spenti, e poi ottieni risultati che non osavi neppure immaginare. I valori, tuoi e degli avversari, sono labili. Magari batti meritatamente la prima in classifica e poi la settimana dopo perdi col fanalino di coda. Una partita è condizionata infatti da tanti fattori e il coefficiente di difficoltà non è mai stabilito a priori. Una squadra però può dirsi davvero grande se affronta tutti gli avversari col medesimo spirito». Tra i successi più importanti centrati da Verdi in veste di direttore sportivo c'è senza dubbio l'ultima promozione in C2 del Voghera. «Vincere in casa propria ti dà sensazioni particolari. Quel campionato però dimostra che nel calcio tutto è relativo. Sento dire infatti che i rossoneri non ottengono risultati perché non hanno un programma pluriennale. Eppure quell'anno cambiammo 23 giocatori su 24, allestendo una rosa dall'età media bassissima in cui gli unici elementi esperti erano il portiere Negretti, il centrocampista Visca e il centravanti Giulietti. Ma non fu una vittoria figlia del caso, tant'è vero che poi la squadra si è confermata a buoni livelli anche gli anni successivi in C2. Allora riuscimmo a primeggiare perché ogni componente diede il proprio contributo e in generale tutto girò per il verso giusto». Il Ds ha attuato la linea verde anche a Vigevano. «Un po' per costrizione, dovendo giocoforza contenere i costi, ma anche per scelta. Pure i giovani infatti possono regalare soddisfazioni, se di qualità e inseriti nel contesto giusto. Se riesci a valorizzarli inoltre costituiscono un capitale per la società. Bene ha fatto secondo me anche il Robbio, decidendo di privarsi degli elementi più esperti per calmierare le spese. Presto credo che tanti altri seguiranno la nostra strategia. Adottare un profilo più basso non significa però ridimensionarsi. Il nostro obiettivo infatti è ripetere l'ottimo cammino compiuto dal CasteggioBroni, impostato su base biennale: ottenere la salvezza quest'anno, se possibile senza play out, e poi consolidarci in categoria il prossimo».
Michele Lanati