Lomellina, patria di latte e formaggi

ROBBIO. «Due etti di italianissima Robiola di Robbio nutrono più di una bistecca straniera». La frase è riportata da Enzo Biagi sul suo libro 'Addio a questo mondo": la citazione è sfruttata da Ermanno Gardinali per esaltare il latte e i suoi derivati. Lo studioso robbiese, residente ad Albonese, ha realizzato il saggio «Il latte. Conosci la tua terra: il latte, il burro, il formaggio».
Un testo voluto dal Comitato coordinamento iniziative agricole. Sono 24 pagine di date, documenti e testimonianze che dipingono un quadro della produzione e della lavorazione del latte a Robbio e cascine. «La robiola era già lavorata nel XVI secolo - scrive -. Nell'archivio storico della città ho ritrovato una pergamena del 1 novembre 1514, dove si parla di un contratto d'affitto: l'inquilino doveva pagare in denaro e in natura, fra cui 'Robiolas viginti quinque", oltre a frumento e capponi». Poi, un meticoloso elenco dei lattai operanti nelle varie cascine attorno al 1883: Carlo Arrigone a San Sebastiano, Giovanni Locatelli alla Martella, Alessandro Scadella a Cascina Nuova, Luigi Resta a Casalè inferiore, Francesco Invernizzi a San Valeriano, Maria Gavazzi alla Ponzana Vecchia, Secondo Resta al Broccone, Biagio Caravaggio alla Albrate, Gaetano Locatelli alla Comunità e Davide Mettica alla Torre. Da segnalare che all'inizio del Novecento la Galbani monopolizzava la produzione di latte di Robbio, Confienza, Palestro, Rosasco, Castelnovetto, Sant'Angelo e Nicorvo. Nel 1935 subentrò Ercole Locatelli, che acquistò lo stabilimento robbiese che nel 1937 occupava 312 operai. Inoltre, Gardinali riporta i dati relativi alla zootecnica robbiese: per esempio, alla fine del XIX secolo le vacche robbiesi e lomelline provenivano dalla Svizzera e dalla Germania.