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Pavia, gli studenti dell’istituto Cossa ospiti del «Pranzo al buio» dell’Uic

 PAVIA. All’improvviso, il buio. La ricerca di una voce amica, il desiderio di sentire il contatto con una persona conosciuta. L’angoscia di non sapere chi ti sta accanto. Il bisogno di sentirsi protetti. Prove di una vita ad occhi spenti. Prove di sensazioni che si amplificano. Che fanno scoprire, a diciassette anni, che cosa vuol dire essere portatori di handicap. In questo caso, non vedenti. Ad entrare in contatto con un mondo senza luci e senza volti sono stati gli studenti dell’Istituto Cossa (indirizzo sociale) con l’insegnante Vera Gatti. Le classi del triennio hanno partecipato ad un pranzo al buio. Una esperienza, questa, che si colloca in un percorso didattico che la scuola sta portando avanti con Nicola Stilla, presidente dell’Unione Italiana dei Ciechi di Pavia. I ragazzi hanno pranzato avvolti dal buio più profondo, serviti da camerieri non vedenti. Hanno scoperto come l’assenza di una capicità stimoli le altre. Il risotto servito, ad esempio, è sembrato a tutti buonissimo. Anzi speciale. La stragrande maggioranza, poi, ha sentito forte il desiderio di essere presa per mano. Di non sentire la solitudine che il buio gli aveva cucito addosso. «E’ stata una esperienza entusiasmante - racconta Tania -. All’inizio ho provato tanta paura, volevo tornare a vedere. Ero in difficoltà per bere e per mangiare». «Prima - è il racconto di Marika - c’è stata la paura dell’ignoto. Poi stare accanto a ragazzi non vedenti mi ha tranquillizzato. Oggi tocca a me aiutarli, se un giorno invece dovessi io a entrare nel loro mondo saranno loro a starmi vicino».
 «Io ho scoperto l’importanza di fidarsi delle persone che ci stanno accanto», interviene Mattia mentre Serena racconta il senso di abbandono a cui si è lasciata andare quando un cameriere non vedente l’ha presa per mano e l’ha accompagnata al tavolo». Manjula: «Io vorrei dire grazie a Nicola Stilla perchè ci ha fatto vivere una esperienza coinvolgente, unica, che ci ha permesso di immergerci nei problemi quotidiani di un non vedenti». «Dall’anno scorso - aggiunge Anna Rita - con Stilla stiamo imparando a leggere la scrittura braille. E’ un corso faticoso ed impegnativo perchè dobbiamo affrontare una materia diversa da quella a cui siamo abituati. Però è importante e potrà esserci anche utile un domani per il nostro lavoro».
 Il contatto con il buio ha provocato sensazioni diverse. Veronica sentiva di vivere in un’altra dimensione; Serena era infastidita dalle voci ed ha sentito il bisogno di appoggiarsi al muro. «Io invece cercavo di chiamare le compagne - racconta Alessia - ma nessuna mi rispondeva. Ho pianto, mi sentivo angosciata da un buio che mi sembrava diverso da quello che fino ad allora avevo conosciuto».
 Oltre agli studenti del Cossa, la stessa esperienza è stata vissuta dagli allievi dei licei scientifici Copernico e Taramelli. L’iniziativa dell’Uic tornerà la prossima settimana. Giovedì 25 novembre, alle 20.15, è in programma una «Cena al buio». Il giorno dopo, venerdì 26 novembre, è prevista un’edizione di «Pranzi al buio» per gli studenti delle medie superiori. Gli interessati possono prendere contatto con la «Locanda del Carmine» (in piazza del Carmine 7/A, telefono 0382/29647) o con la segreteria dell’Uic (telefono 0382/530102).
Raffaella Costa