I bambini contro il raddoppio

PARONA. «Informati dai nostri genitori e grazie all'opera incessante dei nostri insegnanti, siamo giunti alla conclusione che non vogliamo questo insediamento». Un gruppo di bambini di Parona ha scritto al sindaco Giovanna Ganzi e ai consiglieri comunali per dire no alla centrale termoelettrica da 400 megawatt: toni decisamente forti per venticinque bambini e adolescenti. Ma ieri è stato anche il giorno in cui il comitato «La nostra Parona» ha raggiunto il primo obiettivo delle ottocento firme contro il progetto della centrale voluta dalla società San Giuseppe di Vigevano.
«In molti casi forse troppi, i bambini hanno sempre taciuto. La loro opinione conta quando fa comodo ai grandi, ma ora, in questa società che ci ha fatto crescere troppo velocemente, che ci ha messo di fronte a situazioni drammatiche sia dal punto di vista umano sia morale, ci riteniamo abbastanza grandi da dire la nostra opinione sulla centrale ci state preparando ad accettare», è la premessa scritta dai ragazzini della scuola di Parona.
«Si, vogliamo esprimere la nostra idea, perché ora voi la costruite, ma noi ne godremo la pesante eredità»: i bambini hanno pensato proiettati nel futuro, quando saranno adulti e potrebbero trovarsi di fronte un impianto a turbogas, a pochi passi dal termodistruttore e da altre realtà produttive di considerevoli dimensioni.
«Informati dai nostri genitori dei pericoli che la costruzione comporta e grazie all'opera dei nostri insegnanti, siamo giunti alla conclusione che non vogliamo questo insediamento, che non lo vogliamo fortemente perché - dicono - riteniamo che comprometterebbe la qualità della vita futura».
Umberto De Agostino