Straw premette su Blair per non fare la guerra

LONDRA. Mentre l'Iraq affonda sempre di più in un abisso di violenza, una misteriosa talpa passa al quotidiano 'Sunday Telegraph" una serie di documenti riservati che raccontano come la riluttante Gran Bretagna sia stata trascinata in una guerra voluta dal presidente americano George W. Bush per completare «il lavoro lasciato incompiuto» dal padre. Uno dei documenti, certamente il più dannoso per Tony Blair, è un memorandum dell'aprile 2002 in cui il ministro degli Esteri Jack Straw avverte il premier britannico sul rischio che l'invasione facesse precipitare l'Iraq nel caos.
Le forti resistenze che Blair aveva incontrato per convincere il governo a seguire gli alleati americani nella rischiosa avventura irachena erano già note, visto che due importanti ministri come Robin Cook e Clare Short si erano dimessi perché contrari alla guerra. Ma è la prima volta che emergono le perplessità di Straw che ufficialmente ha sempre sostenuto il primo ministro. I documenti pubblicati dal 'Daily Telegraph" rivelano tutti i retroscena dei laceranti mesi che hanno preceduto l'ordine di attaccare l'Iraq, con i dubbi dei mandarini di Whitehall sulla legalità della guerra, le preoccupazioni di non compromettere i rapporti con l'Europa, le critiche per la mancanza di un piano per il dopoguerra.
In una lettera di metà marzo 2002, sir David Manning, consigliere di politica estera di Blair, avvertiva il premier che l'amministrazione Bush non aveva trovato ancora una risposta alla grande domanda «che cosa accadrà il giorno dopo?».
La diffusione di questi documenti certamente non ha fatto piacere a Blair che in vista delle elezioni del prossimo anno sta faticosamente cercando di mettersi alle spalle le polemiche sull'Iraq. Il premier è stato costretto a smentire che era stato avvertito del caos postbellico in Iraq sostenendo che il senso della lettera del ministro non era quello, ma soltanto sottolineare che era importante evitare che un dittatore fosse sostituito da un altro dittatore.