Mamma a 4 anni dal trapianto

PAVIA. Ha voluto chiamare il figlio Francesco, proprio come il donatore brianzolo che nel 1997 le donò il cuore che le consente di vivere. Lucia Polvara, 32 anni di Ello (Lecco), ha dato alla luce il suo bambino nel febbraio del 2002 all'ospedale Fatebenefratelli di Erba. Un parto normale, senza alcuna complicazione nè per il bimbo nè per la mamma. Lucia sette anni fa era stata sottoposta a trapianto cardiaco al Policlinico San Matteo dall'équipe del professor Viganò.
Il trapianto rappresentava l'unica via d'uscita da una miocardiopatia che le era stata diagnosticata da quando era adolescente: il donatore fu un uomo di 40 anni di Desio (Milano), che la giovane mamma ha poi voluto ringraziare per quel gesto d'altruismo che le ha praticamente restituito la vita. E il giorno in cui è nato Francesco, mentre la sua camera d'ospedale era presa d'assalto dalle televisioni, non si è dimenticata nemmeno dei suoi «amici di Pavia»: l'équipe che l'ha operata ed il personale che amorevolmente l'ha assistita nei giorni della degenza a Pavia e tante volte ha ritrovato in occasione dei periodici controlli. «Ho raggiunto un traguardo che temevo fosse impossibile - aveva confessato Lucia in un'intervista pubblicata sulla 'Provincia pavese" di martedi 26 febbraio 2002 -. E' una sensazione meravigliosa. Questo è uno dei giorni più belli della mia vita». I genitori le sono sempre stati accanto. «Giorno dopo giorno - aveva ricordato la madre di Lucia - la vedevamo sfiorire. Stava sempre peggio. Vedevo mia figlia che moriva. Io e mio marito non sapevamo più cosa fare». Poi, nel novembre del 1997, il trapianto che le ha ridonato la vita. Lucia è sposata con un ingegnere di Erba, Vincenzo Isgrò di 34 anni. La giovane mamma lecchese ha lavorato sino a pochi giorni dal parto. La nascita di suo figlio Francesco ha rappresentato un bel messaggio di speranza anche per tutti gli altri trapianti ed i pazienti in attesa dell'intervento. «Lucia ha avuto un decorso post-operatorio normale e positivo - ha ricordato il professor Viganò -, come quasi sempre si verifica nei soggetti più giovani. In pratica è stata restituita ad un'esistenza normale, sia per quanto riguarda gli aspetti della quotidianità e della vita di tutti i giorni, sia per la possibilità di sostenere sforzi». Un'altra bella storia di un giovane trapiantato «tornato alla vita» è quella di Emanuele Bottazzi. Nel giugno del 2001, quando aveva 13 anni, sostenne gli esami di terza media nel reparto di Cardiochirurgia a sole due settimane dal trapianto. Emanuele raccontò la sua straordinaria esperienza in un'intervista rilasciata insieme al professor Viganò. «Prima del trapianto - aveva raccontato il ragazzo oltrepadano - la mia vita non era tutta da buttare. Il problema è che mi bastava uno sforzo in più del normale per sentirmi stanchissimo». Emanuele era malato di cardiomiopatia ipertrofica idiopatica con manifestazioni disritmiche. «Il suo cuore - aveva spiegato il professor Viganò - era diventato una sorta di palla muscolare». Dopo il trapianto Emanuele si è ripreso subito. Quattro giorni dopo ha iniziato a camminare lungo i corridoi del reparto. Due settimane più tardi ha sostenuto (con successo) gli esami di terza media. (s.re.)