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Crisi Yomo, sempre a rischio 350 posti

 VERNATE. La Yomo di Pasturago di Vernate (lo storico marchio nell’industria casearia mondiale dei fratelli Marco e Leonardo Vesely, eredi di Leo Vesely, l’uomo che settant’anni fa inventò lo yogurt) è ormai «all’angolo». La crisi dell’azienda, che circa dieci anni fa era stata solo ventilata e che pian piano invece è andata palesandosi, giovedì è stata messa sul tavolo durante l’assemblea convocata in azienda dai sindacati. Giorni difficili dunque per i 350 dipendenti dell’azienda di Vernate. E non ci sono a rischio solo i posti dello stabilimento di Pasturago di Vernate.
 Altri 700 lavoratori sono impiegati nel gruppo Yomo; di cui fanno parte la Leo Marven System e i caseifici Merlo e Pettinicchio. Per tutti questi dipendenti il futuro è incerto. E l’unica ancora di salvezza oggi, davanti allo spettro del fallimento dell’azienda, pare essere proprio la vendita dello storico marchio.
 Venerdì sera la giunta comunale di Vernate (il sindaco Antonio Moroni, il vicesindaco Carlo Rapetti e gli assessori Giorgio Petriccioli, al lavoro, e Mariangela Moltini, ai servizi sociali) ha fatto il punto della situazione. «Il Comune si è attivato insieme con la proprietà dell’azienda e i sindacati per seguire l’evolversi della situazione già dall’ottobre del 2002». La situazione però non è cambiata da allora e le cose sono andate sempre peggio. Non ha dato i risultati sperati dunque il ricambio dirigenziale dell’ amministratore delegato e neppure il piano di rilancio industriale predisposto dall’azienda. Oggi bisogna fare i conti con la cassa integrazione straordinaria per 70 dipendenti e ordinaria per circa 200 lavoratori (che sarà di 13 settimane) e, nel prossimo futuro (nel mese di settembre), con la mobilità. In pratica, allo stabilimento di Pasturago di Vernate, si lavora a singhiozzo con una media di tre giorni alla settimana.
 «Le cause secondo l’azienda sono la mancanza di fondi. Le banche non sarebbe più disposte a rinnovare i fidi e i produttori a concedere credito», hanno detto gli amministratori. Ed i bilanci hanno i conti in rosso. «Le perdite sono stimate intorno ai 10 milioni di euro all’anno, inoltre la Yomo è esposta di 80 milioni verso fornitori e altri istituti di credito (35 milioni di euro verso Banca Intesa)», ha spiegato il sindaco Moroni. «L’indebitamento dell’azienda si aggira intorno al 50 %: non credo sia indice di una grossa sofferenza, però l’azienda è all’angolo proprio perché non riceve più finanziamenti», ha detto Moroni. «In poche parole è la stessa proprietà che non riesce ad investire nell’azienda». Possibili errori di gestione e una concorrenza sempre più agguerrita hanno fatto il resto in questi anni. Sulla Yomo hanno già messo gli occhi almeno cinque grandi colossi industriali (italiani e stranieri) e qualche finanziaria. Ci sarà però ancora da chiarire se la vendita avverrà in forma maggioritaria o minoritaria; cioè se i fratelli Vesely rimarranno o no all’interno della società, magari con qualche quota, o se decideranno invece di cedere tutto. Loro non hanno mai nascosto di volersi impegnare in prima persona perché considerano l’azienda un patrimonio di famiglia. Probabilmente i grandi gruppi industriali, possibili acquirenti della Yomo, punteranno invece ad una acquisizione totale dell’azienda. Ed è quello che si auspicano anche i sindacati e il Comune di Vernate. «Noi, prima di tutto, ci auspichiamo che la Yomo venga rilevata da un’azienda produttrice e non da una finanziaria», dicono in municipio. Gli amministratori, alla luce di quanto avvenuto alla Yomo in questi anni, vogliono guardare più in là «perché la stessa vendita della Yomo non sarà esente da rischi». «Per questo motivo vorremmo parlare con gli eventuali nuovi acquirenti per confrontarci e capire le loro intenzioni perché per noi la Yomo rimane l’azienda più importante che c’è sul territorio», ha detto in modo chiaro il primo cittadino di Vernate. Due date nel mese di marzo saranno decisive per il futuro dell’azienda: il 10, quando verranno depositate le offerte, e il 30, il giorno in cui, ad asta conclusa, verrà presa una decisione. L’ 8 marzo i sindacati avranno un incontro per studiare le iniziative di lotta e il 15 marzo, con gli altri lavoratori del gruppo, si mobiliteranno. Venerdì il Comune si è già attivato, attraverso i canali istituzionali, interessando organi provinciali e regionali con lettere e richieste di intervento. Ed è già arrivata una prima risposta: la Regione ha assicurato la sua collaborazione tramite l’Agenzia del Lavoro. «Non aspetteremo certo la fine di marzo quando i giochi saranno ormai fatti, ma vogliamo esserci al tavolo delle trattative per capire cosa si andrà a fare», spiegano in Comune. «E chi l’avrebbe mai detto che l’azienda leader nel settore dello yogurt, avrebbe fatto questa fine», commentano gli amministratori. «L’azienda deve rimanere italiana e restare a Vernate»: è l’auspicio di tutta la giunta.
Alessandro Zaino