domenica 21.03.2010 ore 23.53

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Ressa di grandi e piccini per far festa a Mafalda e Quino

 PAVIA. «Ma perché con tanti mondi più evoluti, io ho dovuto proprio nascere in questo?». «Questo mondo è una zuppa!». Sono un paio delle numerose frasi contenute nelle 77 strisce che compongono la mostra itinerante «In viaggio con Mafalda», inaugurata ieri in Santa Maria Gualtieri, all’interno delle iniziative di «Una Sguardo dentro al segno», la rassegna di incontri e mostre con illustratori promossa dal «Sistema Bibliotecario del pavese», dalla Biblioteca Bonetta e dalla Libreria il Delfino di Pavia. Ad omaggiare l’ormai quarantenne bambina nata dalla matita e dal genio dell’argentino Joaquín Salvador Lavado Tejón, in arte Quino, sono accorsi in molti.  Accanto ad autorità cittadine come il sindaco Andrea Albergati e l’assessore alla cultura Eligio Gatti, c’era una folla di giovanissimi ma anche un nutrito novero di adulti. «Mafalda - ha detto l’esperto in letteratura per ragazzi Fernando Rotondo - è un caso tipico di serendipità, ossia della fortuna di fare per caso felici scoperte mentre si sta cercando altro». Mafalda, in realtà, era stata creata per pubblicizzare il lancio di una linea di elettrodomestici chiamati Mansfield, ragion per cui il nome di alcuni personaggi doveva cominciare con la «M». La campagna pubblicitaria non decollò mai, ma Quino aveva già preparato alcune strisce che gli sarebbero state utili di lì a pochi mesi. Siamo nel 1964. Nasce ufficialmente la bambina dai capelli corvini che odia la minestra (chiaramente un’allegoria riferita al mondo) ed è in polemica con gli adulti. Non solo un personaggio su carta, ma un’antesignana di tematiche del tutto attuali come quelle sull’ambientalismo e l’ecologismo, che si pone domande fondamentali quali «Perché esistono bambini che soffrono?». Un personaggio che incerotta il suo mappamondo laddove ritiene il mondo sofferente. Lontana dalla maniera dei «Peanuts» di Schultz, Mafalda non è iconoclasta ma saggia e di una criticità costruttiva. Quasi un simbolo della ribellione di allora e di oggi. Ma perché per simboleggiare tanto malessere Quino ha scelto una bambina? È lui stesso a rispondere: «Perché penso che le ragazzine siano più vispe dei maschietti e poi perché a quei tempi era sulla bocca di tutti l’attività del Movimento di liberazione delle donne». E chi la ha ispirata nel tratteggiarla? «Tutti i disegnatori di cui ho visto i lavori mi hanno ispirato e mi ispirano. E per disegnatori intendo non solo quelli di fumetti, ma anche Giotto, Michelangelo o Leonardo». Mafalda tutto sommato fa esplicitamente politica, vero? «Sì. Disegnando faccio politica. Da bambino sono cresciuto molto politicizzato e sono sempre stato interessato a quello che accadeva nel mondo». Ma a lei piace la minestra? «Tantissimo». Pietro Pontremoli

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