C'era una volta il «gamba de legn»

VIGEVANO. Un tragico incidente ferroviario avvenuto 74 anni fa, proprio in occasione della festa patronale del Beato Matteo (ne parliamo a parte in un'altra pagina) offre lo spunto per rivisitare una pagina di storia locale dedicata ai trasporti su rotaia, in particolare le tramvie a vapore. In una bella monografia scritta a quattro mani dal compianto Gino Zimonti e dall'ex capostazione Antonio Torrelli, appassionato cultore di storia delle ferrovie, dal titolo 'Sbuffi di fumo in quel della Costiera" edita nel 1994 dalla Pro Loco Vigevano, sono riportati episodi e curiosità che vale la pena ricordare a beneficio dei vigevanesi e dei lomellini avanti negli anni, che sono stati testimoni diretti di quegli avvenimenti, ma anche dei più giovani.
Dopo l'inaugurazione della linea ferroviaria Vigevano-Mortara (1854) e della linea Vigevano-Milano (1870), si avverti l'esigenza di servire più capillarmente i paesi sparsi lungo le strade statali, provinciali o comunali eslusi dal servizio ferroviario principale. «Si escogitò cosi di portare su quelle stesse strade - scrivono Torrelli e Zimonti nel loro 'Sbuffi di fumo" - dei 'treni" appositamente progettati che, per l'assenza di stazioni e per essere impiantati direttamente sulle massicciate delle strade esistenti, comportavano esigui costi di impianto e di esercizio». Nacquero cosi i tramvai a vapore. Nel 1884 la multinazionale belga 'Società per le ferrovie del Ticino" realizzò le linee Novara-Galliate-Trecate-Vigevano, Vigevano-Gambolò-Tromello-Ottobiano e Mortara-Ottobiano-Pieve del Cairo. Dopo mezzo secolo di onorato servizio, però, i tramvai a vapore andarono in pensione, sostituiti dai più veloci e versatili autobus. Cosi alle soglie del 1934 cessarono di funzionare le linee Pieve del Cairo-Ottobiano-Mortara e Ottobiano-Vigevano, mentre la medesima sorte toccò il primo novembre dello stesso anno alla superstite linea Vigevano-Galliate-Novara.
Malgrado la bassa velocità e l'andatura traballante di questi tramvai, ai quali i milanesi appiopparono il poco edificante nomignolo di 'gamba de legn", persone e merci venivano movimentate con successo ovunque questi mezzi fossero in esercizio.
Qualche vigevanese avanti negli anni ricorderà quando il tram si fermava a San Bernardo per dar modo al capotreno di segnalare con il suono di un corno l'imminente arrivo del convoglio, o quando, durante l'inverno, a causa del ghiaccio che ricopriva le rotaie, il 'gamba de legn" non riusciva a superare la lieve salita di corso Garibaldi tanto che i passeggeri erano costretti a scendere per consentire al tramvai di recuperare la forza di proseguire fino alla stazione che era situata in piazza Volta.
Nel libro di Torrelli e Zimonti è riportata un'altra curiosità: davanti ad un'osteria di corso Genova, situata a lato della linea Vigevano-Gambolò-Tromello-Ottobiano, per segnalare al macchinista la presenza di viaggiatori in attesa veniva posta una scopa, cosicchè il predetto locale assunse il nome di 'osteria della scopa".
Sempre nel libro 'Sbuffi di fumo in quel della Costiera" (la 'Costiera" era il corso Novara - ndr), sono riportate altre caratteristiche del 'gamba de legn" che ai giorni nostri fanno sorridere: la linea Novara-Vigevano era servita da quattro coppie di corse al giorno che impiegavano ben 2 ore e 23 minuti per compiere i 32 chilometri del percorso mentre cinque corse giornaliere univano Vigevano con Tromello e richiedevano 50 minuti per completare il tragitto di 12 chilometri.
«Indubbiamente era un'andatura troppo lenta - si legge ancora nel libro di Torrelli e Zimonti - se confrontata con la velocità dei nuovi autocarri che, sperimentati sui fronti di guerra dal 1915 al 1918, avevano dimostrato una grande versatilità, facilmente adattabile alle esigenze del trasporto civile di cose e di persone».
E cosi, gradatamente, il 'gamba de legn" fu sempre meno utilizzato tanto che nel 1934 se ne andò mestamente in pensione dopo mezzo secolo di onorato servizio.