Migranti, in crescita l'intolleranza

CAGLIARIC'è una lista d'attesa che pochi conoscono: è lo ius soli negato ai 445 bambini nati in Sardegna nel 2016 da genitori stranieri. Sono ancora relegati in un limbo giuridico e come loro anche quelli degli anni precedenti. Nonostante i sacrosanti digiuni di quanti sollecitano una legge per il diritto di cittadinanza senza più barriere anche in Italia, questo 4,4 per cento sul totale di tutti i nuovi piccoli sardi ancora non può essere considerato un «nostro connazionale» a tutti gli effetti, anche se è nato a Cagliari, Sassari, Olbia o Nuoro. Il fenomeno del cosiddetto ius soli mancato è solo uno dei tanti eventi richiamati, studiati e incasellati nel nuovo dossier statistico sull'immigrazione. Come nelle altre, anche nell'edizione numero 27 il Centro studi e ricerche Idos, in collaborazione col gruppo Confronti e l'Ufficio nazionale Antidiscriminazioni razziali, però analizza solo i flussi regolari. La clandestinità è solo accennata nel capitolo dedicato alla Sardegna, giusto per ricordarlo fino ad ora sono sbarcati 1600 algerini nel Sulcis, e lo è soprattutto in questa frase: «Il 2016 è stato attraversato da ondate più mediatiche che reali». Il che vuol dire: la percezione fra la gente dell'effetto migranti di fatto è più alta rispetto ai numeri assoluti, oppure se messa a confronto con le statistiche. La preoccupazione sociale, immotivata stando al dossier, ha superato fino a tal punto la soglia della realtà che «l'anno scorso anche in Sardegna è aumentata la brezza locale dell'intolleranza, sfociata in alcuni atti intimidatori ai danni delle strutture pronte ad accogliere i migranti». Il vero pericolo è proprio questo: «Un'intolleranza diffusa e ingiustificata, ha detto Maria Tiziana Putzolu, consigliera regionale di parità e autrice del capitolo sulla Sardegna. Perché di fatto «i nostri numeri sono piccoli numeri», ha commentato dopo aver ricordato che fino al 31 marzo nell'isola «è stato ospitato il 3 per cento di tutti i migranti accolti in Italia nel 2016» e che «nella nostra regione gli stranieri residenti sono solo 50.346 su una popolazione tra l'altro in calo di un milione e 650mila abitanti, con un'incidenza appena del 3 per cento». Ma per poi aggiungere subito dopo: «La questione migranti, nel suo complesso, non può essere comunque liquidata facilmente. Esistono potenzialità criticità dovute alla presenza numerosa di stranieri in alcune province, a cominciare da quella di Olbia, dove la percentuale supera di un punto il doppio della media regionale, siamo cioè oltre il 7 per cento, ma anche nel Cagliaritano e nel Sassarese, col 2,9 e il 3 per cento». Se l'emergenza è sotto controllo, ha detto la prefetta di Cagliari Tiziana Giovanna Costantino, nel ricordare che «l'incidenza dei reati fra i richiedenti asilo politico è pari a zero», e anche vero che «dobbiamo stare attenti a non far crescere troppo la percentuale dei migranti ospitati nei piccoli Comuni, per evitare all'origine ogni possibile cortocircuito sociale», sono state le parole dell'assessore regionale al lavoro Virginia Mura. L'arcivescovo di Cagliari Arrigo Miglio: «Dobbiamo riuscire a non alimentare la paura, dobbiamo gestire sempre meglio un fenomeno inarrestabile, quello dei migranti, ma soprattutto dobbiamo far crescere in armonia una società sempre più multirazziale e multireligiosa. Per centrare questi tre risultati, è indispensabile aver da parte di tutti un approccio laico e rispettoso verso tutte le appartenenze, ed è proprio questo il messaggio lanciato più volte da Papa Francesco ma purtroppo rimasto ancora inascoltato». Gianni Loy, docente di Scienze politiche a Cagliari: «Dobbiamo smetterla di giustificarci per sostenere che accoglienza e integrazione sono cose buone e giuste. Lo sono sempre e comunque, a prescindere dal dovere di ospitare chi fugge da guerra e povertà». (ua)