La realpolitik del Colle

di Fabrizio FinziwROMAUn nuovo voto di fiducia per certificare una maggioranza diversa per poche settimane? E poi dopo che ci sono state cinque fiducie in tre giorni? Siamo seri, mancano poche settimane alla fine della legislatura e in mezzo c'è un appuntamento fondamentale: la manovra. Al Quirinale invitano a leggere non solo la forma, ma anche tempi e contenuti a quanti in queste ore chiedono una «valutazione» del presidente, come fa ad esempio Bersani, dopo l'uscita formale di Mdp dalla maggioranza e le parole di Verdini dal Senato («siamo in maggioranza»). Un invito alla realpolitik esce dal Colle in una giornata che ha visto il presidente Mattarella sotto i riflettori su diversi fronti: da Bankitalia al Rosatellum, senza dimenticare l'evidente «fine corsa» del Governo Gentiloni. E se il capo dello Stato non si è tirato indietro sulla legge elettorale facendo sapere, seppur indirettamente, che non gli piace ma che sarà firmata (anzi è «un dovere» firmarla, se costituzionale), ben più complesso è il ragionamento che si sviluppa in queste giornate difficili al Quirinale. Già quando prima dell'estate Matteo Renzi spingeva per andare al voto anticipato a fine settembre, aprendo la prima crepa personale con il presidente, Sergio Mattarella tenne la barra dritta facendo sapere che c'erano ancora due priorità da portare a casa prima delle urne: la legge elettorale e la manovra. E oggi il pur criticato Rosatellum è stato messo in cascina. Il presidente si trova per la prima volta sotto un fuoco incrociato. Da una parte le opposizioni che chiedono un suo intervento ormai un giorno sì e l'altro pure, dall'altra il Pd renziano che è intervenuto a gamba tesa per rimuovere il Governatore della Banca d'Italia. Punto, quest'ultimo, su cui il presidente ha tenuto duro rivendicando le sue prerogative e quelle del Governo. Così, in attesa di ricevere la lettera del Consiglio dei ministri che confermerà Ignazio Visco a Bankitalia - voluto anche da Mattarella sempre in nome di una realpolitik preoccupata di non vanificare la ripresina economica - già si pensa alla legge di Stabilità. E non con poca preoccupazione. Perché riaprire inutili fibrillazioni parlamentari ad un miglio dal traguardo?