la parola ai lettoririsponde manlio brigaglia

Sono un tempiese della diaspora. Per questo mi permetto di chiedere al professor Brigaglia un chiarimento su quello che ha scritto lunedì scorso a proposito dell'episodio di bullismo che ha danneggiato l'antica stazione ferroviaria di Tempio. Lui diceva che le tele di Giuseppe Biasi bisogna metterle in un posto più sicuro, «magari garantendone la fruibilità ai cittadini». Bene: ma dove immagina che sia questo posto più sicuro e tale, insieme, da garantirne la fruibilità? E, soprattutto, quali sono i cittadini a cui pensa di doverla garantire? Non vorrei che il professore, che pure si vanta abbastanza spesso dei suoi natali tempiesi, stia pensando che le tele debbano essere portate in un altro posto, lontano da Tempio, dove potrebbero essere ben sorvegliate e fruite? In questo caso il professore si iscriverebbe nella non piccola schiera di bravi cittadini, non esclusi i tempiesi di nascita, che anche senza volerlo hanno contribuito a togliere a Tempio le cose che contavano: come contano per noi le bellissime tele di Biasi, trasferite le quali in un luogo lontano ma sicuro non ci resterebbe molto per attirare quei visitatori, non soltanto turisti, da cui aspettiamo una briciola in più del nostro povero pil.Aldo G. SalvatoresCagliari* * *C'era un tempo che le Sovrintendenze, per restaurare un'opera d'arte (in Sardegna soprattutto statue, retabli e quadri), le portavano via dai luoghi dove stavano e le spedivano in Continente, salvo poi tenerle un po' di tempo nella stessa Soprintendenza prima di restituirle ai legittimi "proprietari". Quell'abitudine è stata più volte contrastata e ormai, mi pare, dismessa. Dunque, gridiamo forte che le tele di Biasi devono restare a Tempio: ma, secondo me, non nella stazione, se continua a non essere sorvegliata. Un amico mi ha telefonato che pochi giorno dopo il fattaccio - lo chiamo così perché pare che ci sia in giro l'aria di volerlo prendere per una monellata - nella stazione c'era una dozzina di turisti che seguivano interessati una guida che illustrava le opere. Bene. Ma ha anche notato che alla sala della biglietteria mancano (strappati o rotti) diversi arredi che ne facevano l'immagine esemplare di una stazione sarda degli Anni Trenta, con una elegante e anche graziosa aria post-liberty. Allora, mentre i tempiesi della diaspora cercano di non fare danni, quelli di dentro si assicurino che tele e arredamento sono al sicuro.