La nuova sinistra non si farà in un mese

L'incontro del 13 ottobre ha avviato anche in Sardegna la riflessione verso la costruzione di un soggetto politico unitario della sinistra. Non era scontato. La presenza dei rappresentanti dei diversi partiti, movimenti, associazioni (e di singoli cittadini rimasti senza casa politica e senza uno spazio per incontrarsi e confrontarsi) ha dato un altro chiaro segnale di quanto l'obiettivo sia sentito. E la disponibilità a concorrere a questo processo costituisce un'ottima base di partenza. Ora si tratta di trasformare quella pluralità di voci in una coralità di voci che, ciascuna con il proprio timbro e la propria partitura, si accordi sulla stessa tonalità per produrre un suono armonico e coinvolgente.L'unità è un valore. Senza unità si è tutti più deboli: la voce che - come sinistra - vorremmo prestare a chi non ha voce risulterebbe più flebile; la forza che vorremmo mettere a disposizione di chi non ha forza sarebbe più esigua ed inefficace. L'urgenza del processo richiede un avvio immediato, pur con la consapevolezza che l'esito auspicato non sarà altrettanto rapido; e la determinazione deve accompagnarsi alla prudenza, le scorciatoie risulterebbero altrettanto pericolose quanto i tentennamenti. Chi ci crede deve impegnarsi in un affidamento reciproco, che forse è oggi più avanzato e diffuso tra i militanti che tra i gruppi dirigenti. Si tratta di unità strategica, non tattica; tarata sulla costruzione di un soggetto politico nuovo, autonomo, più che sulle scadenze elettorali - pure importanti - e perciò capace di superare anche risultati non del tutto conformi alle aspettative.Ma l'unità non può essere effimera e indistinta. Occorre costruire l'identità, non tanto dei singoli partecipanti all'impresa quanto del soggetto nuovo: si deve farlo con elementi distintivi riconoscibili, capaci di parlare alle persone e di incidere sulle loro vite. Altrimenti ogni sforzo sarà inutile. Né si possono trascurare il passato, le radici, la storia, gli errori e le omissioni accumulate; non per rinfacciarseli gli uni contro gli altri (pochi ne sarebbero esenti), ma per correggerli e superarli. Occorre andare oltre lo schema bipolare vittoria/sconfitta, legato esclusivamente al momento elettorale. Miguel Gotor ha ricordato che la sinistra ha vinto quando è riuscita a fare due operazioni simultanee: dividere il capo avversario e aggregare il proprio campo. Ma, quando ha vinto, la sinistra non ha saputo esprimere una sufficiente discontinuità, il contesto è rimasto quello di una subalternità ai paradigmi esterni, imposti da un capitalismo ben più rapido e pronto a mutare e ad adattarsi alle varie fasi storiche. Così ha accettato di giocare sul campo dell'avversario (il mercato) e con le armi che l'avversario le ha fornito, e che ha rivolto incautamente contro sé stessa.La flessibilità o la rinuncia ad ogni strumento che lo Stato aveva per controllare e regolare il mercato non sono effetti di un destino cinico e baro, ma della connivenza, più o meno consapevole, di una sinistra che ha abbandonato al proprio destino i più poveri e indifesi. Questo errore non deve essere ripetuto. L'identità deve partire dalla condivisione di un'analisi del come, del quando e del perché la sinistra è diventata subalterna. Altrimenti non ci capiamo, e non ci capiscono. Ecco, dalle buone intenzioni del 13 ottobre bisogna passare a un confronto su questi argomenti e su quelli di cui si è parlato nella mattinata sarda: lavoro, ambiente, sanità, assetti istituzionali, rapporto Stato/Sardegna (che è un po' più ampio di quello Stato/Regione sarda), etc... Se utilizzeremo questi temi per fondare la nuova sinistra plurale, moltiplicando i momenti di confronto, di analisi e di elaborazione, senza farci troppo distrarre dal momento elettorale, questo cantiere sopravvivrà ad ogni risultato elettorale. Una cosa dobbiamo evitare: illuderci (ed illudere) che la costruzione di un nuovo soggetto politico si faccia in un mese attraverso l'ennesima assemblea cosmopolita. Arrivare ad un partito strutturato richiederà anni, ma se non cominciamo subito a progettarlo e fondarlo temo che quegli anni saranno sempre da venire. * Responsabile regionale organizzazionedi Sinistra Italiana