Quando il campione finisce per farsi male da solo

di Mauro Corno Quando si è a un passo dalla meta il fair-play, certe volte, scompare. Quello che a Sepang ha visto come protagonisti Valentino Rossi e Marc Marquez, uno che da piccolo aveva il poster di Valentino appeso in camera, è un episodio che va a inserirsi in un vastissimo campionario di duelli rusticani. Al Dottore è capitato spesso di viverne. Con Max Biaggi soprattutto. Nel 2001, nel corso del Gran premio del Giappone, a Suzuka, il romano allargò traiettoria e gomito per impedirgli di sorpassarlo e Rossi finì sull'erba, riuscendo miracolosamente a rientrare. Poi infilò il rivale e gli mostrò il dito medio. Pochi mesi più tardi, a Barcellona, i due vennero alle mani. Fortunatamente non mentre correvano. Anche con Sete Gibernau e Casey Stoner per Vale non tutto è filato liscio, come successe nel 1998, in Argentina, tra Loris Capirossi e Tetsuya Harada, con il giapponese che non riuscì a mantenere il controllo della moto sul vigorosissimo contatto con il buon Loris, che così si portò a casa il Mondiale delle 250 mentre il nipponico si lamentava. Dalle due alle quattro ruote il passo è breve. Alain Prost e Ayrton Senna se le sono date di santa ragione. Nel 1989, a Suzuka, il francese chiuse la strada al brasiliano e così vinse il titolo iridato. L'anno successivo, sempre sul circuito giapponese, Ayrton restituì la cortesia al rivale: dinamica assai simile dello scontro, gara finita per entrambi, titolo al fuoriclasse di San Paolo, che in seguito raccontò di avere premeditato il tutto. Anche Michael Schumacher, che oggi sta vivendo la sua battaglia più difficile, non scherzava. Sia nel 1994, ad Aledaide con Damon Hill, sia nel 1997 a Jerez de la Frontera con Jacques Villeneuve, il tedesco entrò in contatto dopo una manovra decisamente non decoubertiniana: la prima volta gli andò bene e vinse il Mondiale, ai danni del signorile figlio d'arte inglese, la seconda no e venne pure squalificato, mentre il figlio di Gilles, che non gliel'ha mai perdonata, stappava champagne per festeggiare il trionfo nel campionato. Per duellare senza regole non è però obbligatorio andare a motore. Certe volte basta una bicicletta ed è capitato che il terzo abbia goduto, come successe a Maurizio Fondriest nella gara iridata di Ronse, in Belgio, nel 1988. Steve Bauer a poche centinaia di metri dall'arrivo strinse contro le transenne Claude Criqueilion, che lo stava scavalcando e che cadde: il trentino, che si stava accontentando di un terzo posto, approfittò della situazione e tagliò il traguardo per primo. Nel calcio, e non in una partita qualunque, ma nella finale del Mondiale del 2006, Marco Materazzi fece perdere le staffe a Zinedine Zidane: il francese di origini algerine non trovò di meglio che tirargli una testata in pieno petto e venne cacciato davanti al miliardo e duecentomila spettatori che, secondo le stime, assistettero alla tv a Italia-Francia. Chi alzò la coppa lo ricordiamo tutti. Olè. Tra i pallonari fece scalpore l'inseguimento con violentissimo calcio da dietro di Francsco Totti a Mario Balotelli, nel 2010: c'era di mezzo la Coppa Italia, che pur sempre è un trofeo, nonostante sia bistrattata. E c'è il fresco ricordo del Mondiale brasiliano con il morso dell'uruguaiano Suarez sulla spalla dell'azzurro Chiellini. Ma la palma dello "scorretto degli scorretti" la si può assegnare comodamente a Mike Tyson per quello che combinò a Evander Holyfield, a Las Vegas, il 28 giugno del 1997, in occasione della sfida per il titolo dei pesi massimi Wba: la pedata di Rossi a Marquez rispetto al morso all'orecchio – con tanto di lacerazione e perdita di sangue – esibito dal famelico IronMike al confronto è un buffetto. ©RIPRODUZIONE RISERVATA