Il capitalismo comunista e il legno storto dell’umanità

Contromanodi MASSIMO ONOFRI A proposito della Cina capitalcomunista: e dei milioni di risparmiatori cinesi –epifania collettiva del più crudele capitalismo realizzato, quello nato dalle ceneri del maoismo– pronti a chiedere indietro al loro broker, sotto minaccia, tutto il denaro volatilizzato dalla crisi finanziaria e dal crollo delle borse. Kant lo sapeva benissimo. E, con lui, Machiavelli e Guicciardini, Montaigne e Hume, Kraus e Berlin e molti altri ancora: il legno storto dell'umanità non si raddrizza. Löwith, poi, ce l'ha spiegato benissimo e una volta per tutte: quel grande e nobilissimo sogno del comunismo non è altro che la secolarizzazione della Città di Dio di Sant'Agostino, trasferita dalla metafisica del cielo alla fisica della terra. Com'è stato possibile credere a una fanfaluca così grandiosa e impossibile? Di Marx ho sempre ammirato quanto si portava dietro di Hobbes: il realismo feroce e lo stile energetico, la grande capacità di demistificare le ideologie, la critica spietata del Potere. L'utopista dialettico, lo ammetto, mi ha fatto sempre cadere le braccia: figlio della ricorrente e commovente scommessa puerile che l'umanità torna a fare con se stessa. Si può credere all'aldilà e alla Città di Dio. Si può credere nell'invisibile grazie ad Agostino e ai Santi. Qualcuno ci riesce: io no. Ma credere nell'uomo e nelle sue magnifiche sorti progressive, dopo Leopardi poi, come si può?