Visco: «Serve l'autoriciclaggio»

MILANO «La criminalità organizzata, la corruzione e l'evasione fiscale» hanno «effetti deleteri» sull'economia rendendo «impossibile la costituzione di un ambiente favorevole» alle imprese e riducendo «le possibilità di crescita» e l'appeal dell'Italia per i capitali esteri. Se il nostro Paese fatica a crescere lo si deve anche alla diffusione dell'illegalità nelle istituzioni e nel tessuto civile e imprenditoriale. Il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, parla nel corso di un convegno sul «contrasto all'economia criminale» organizzato da Via Nazionale e dalla Fondazione Cirgis. E invoca «la rapida approvazione» del reato di auto-riciclaggio in discussione al Senato. Pur nella difficoltà di misurare il costo dei fenomeni illegali (secondo alcune stime «il sommerso criminale» potrebbe eccedere «il 10% del Pil»), Visco snocciola una serie di dati che rendono la dimensione del problema. «La criminalità ha un effetto negativo sugli investimenti» in particolare quelli esteri, i cui flussi, tra il 2006 e il 2012 «sarebbero risultati superiori del 15 per cento - quasi 16 miliardi di euro». «Una maggiore densità criminale fa salire il costo del credito per le imprese», 30 punti base per chi opera in contesti a rischio. Nelle assicurazioni «i premi più elevati sono stati pagati» nel 2013 «in Campania, Puglia e Calabria, Regioni a forte densità criminale». Mentre in Puglia e Basilicata il radicarsi della criminalità negli anni Settanta ha fatto perdere «circa il 16 per cento» del Pil. Visco invoca «un'amministrazione pubblica trasparente ed efficiente» contro «la corruzione e l'uso improprio delle risorse pubbliche», «un'applicazione delle leggi adeguata e incisiva», anche in ambito civile, così da creare «un ambiente che valorizzi la legalità», chiede più «istruzione» oltre che «l'essenziale» attività preventiva e repressiva. Ma sottolinea anche «l'urgenza di introdurre nell'ordinamento il reato di auto-riciclaggio»: «un'adeguata fattispecie penale consentirebbe di punire efficacemente gli autori dei reati di evasione fiscale, truffa e corruzione». Il disegno di legge in discussione al Senato, che non punisce il «mero impiego di tali proventi», è «un compromesso» tra posizioni «anche molto distanti» che però «non esclude» in futuro nuove misure «in ambiti specifici». «Una rapida approvazione della legge» rappresenta quindi «un primo, importante, passo dopo anni di discussione».