Senza Titolo

Carissimo Manlio, scrivo a te nella tua lontana qualità di capo della Redazione sportiva della "Gazzetta Sarda" (allora ''La Nuova Sardegna del Lunedì") per esternarti, in qualità di allievo, l'idea che mi è venuta constatando come Sassari, grazie alla Dinamo Basket, sia ormai tutti i giorni alla ribalta nazionale ed europea su Rai, Sky, Fox e compagnia cantante. Non potendo conferire l'onorificenza relativa al ''dinamico'' presidente Sardara, ma solo per motivi di pregressa appartenenza turritana, sarebbe carino e meritato se il nostro Sindaco facesse in modo che sia conferita la cittadinanza onoraria sassarese all'artefice primo di questo exploit, Meo Sacchetti. Sassari ha perduto i primati tanto quello culturale quanto quello politico che le sono appartenuti per tanto tempo, ed oggi , per quanto possa apparire futile, il fiore all'occhiello è proprio la Dinamo e la sua monumentale icona del suo coach. Credo che tutti lo accoglieremmo fra noi con sincero entusiasmo. A zent'anni ! Franco Luigi Satta Sassari * * * Come dice il Poeta, "Nessun maggior dolore che ricordare il tempo felice" nella vecchiaia. Allora sì, sessant'anni fa, che ci divertivamo anche a lavorare. Ma bando alla ciance. La tua proposta merita non solo il mio consenso, ma un appoggio popolare grande almeno quanto il vociante ed entusiastico pubblico che vedo (in tv) sulle tribune del Palaserradimigni. In Sacchetti, oltre tutto, premieremmo non soltanto un maestro del basket ma anche lo stesso basket, per onorarlo a cominciare da quando, al campo "Meridda", si chiamava ancora pallacesto ed era già uno sport popolare e frequentatissimo, soprattutto in occasione dei campionati studenteschi che raccoglievano il meglio, in fatto di tecnica e sennò di statura, fra i ragazzi e le ragazze del tempo. Allora, se mi permetti, l'icona sarebbe stata Paolo Riccardi, militante nel team del Convitto Nazionale Canopoleno: con i suoi due quasi metri da gigante di Mont'e Prama vintage1946 si piazzava in totale solitudine sotto il "cesto" avversario e aspettava la palla, che poi schiacciava senza neppure alzarsi sulla punta dei piedi. E insieme con il suo coach onoriamo anche questa squadra che ha riconciliato con Sassari perfino i giovani cagliaritani che risalgono allegri e festanti la 131 per fare il tifo per noi. E poi dice che siamo mal unidos!