I sindacati: no ai licenziamenti alla Multiss

SASSARI I sindacati non firmano l'accordo sui licenziamenti collettivi e fanno rimbalzare la trattativa sulla Provincia e sulla Regione. Ieri si è consumato un altro capitolo della travagliata vicenda della Multiss, la società partecipata interamente dall'ente di piazza d'Italia. Le organizzazioni sindacali si sono incontrate con i dirigenti dell'azienda, il presidente Marco Francesconi e il direttore Antonio Spano, per cercare possibili, anche se improbabili visto lo stato delle cose, soluzioni. Direttore e presidente hanno fatto presente che per proseguire l'attività nel 2015 sono previste commesse solo per tre milioni 187mila, il 65 per cento in meno degli oltre 7 milioni del 2013. Tutte provenienti dalla Provincia di Sassari, mentre quella commissariata di Olbia Tempio non ha manifestato alcuna intenzione di affidare lavori. Con una produzione così ridotta - ha ribadito la dirigenza della Multiss – non è possibile continuare l'attività con i 155 lavoratori in organico tra Provincia sassarese e gallurese. E nemmeno si può proseguire con la cassa integrazione. L'azienda ha proposto un taglio netto di 110 dipendenti, una mazzata per i dipendenti che già lo scorso anno avevano accettato la cassa integrazione ed ora sono in cig da settembre limitandosi ad assicurare le emergenze nel campo della manutenzione di strade e scuole e nel settore ambiente con le disinfestazioni. I sindacati (erano presenti le segreterie territoriali e le rappresentanze aziendali di Filcam Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs, Ugl terziario e Css) si sono opposti ai licenziamenti eritenendo sia necessario coinvolgere tutte le parti interessate a livello politico e istituzionale per individuare soluzioni che salvaguardino la piena occupazione di tutti i lavoratori e allo stesso tempo i servizi indispensabile che la Multiss garantisce alla collettività. Adesso la procedura vuole che sia avviato un tavolo di mediazione da parte dell'assessorato provinciale al Lavoro, che però, hanno fatto notare i sindacati, si trova in una posizione di "conflitto di interesse" essendo la Provincia proprietaria dell'azienda che vuole mandare a casa i lavoratori. Perciò i sindacati chiedono che il tavolo venga allargato alla Regione. Che intanto ancora non ha deliberato sulla ripartizione del fondo straordinario alle Province per garantire i servizi finora assicurati.