Su una coperta le tracce del killer di Clemente?

di Nadia Cossu wSASSARI Chi il 29 settembre del 2012 uccise nella sua casa di viale Umberto l'orologiaio di Sassari Piergianni Clemente, ebbe la "cura" di coprirlo con una coperta. La polizia trovò il corpo della vittima supino nel corridoio tra la camera da letto e il soggiorno che l'anziano aveva trasformato in un laboratorio. Era in una pozza di sangue, qualcuno lo aveva colpito alla testa con un oggetto appuntito e poi lo aveva abbandonato senza vita sul pavimento. Quella coperta, durante la fase dei rilievi della Scientifica, è rimasta lì, nell'appartamento al piano terra della bella palazzina familiare in stile liberty. Non è mai stata repertata. Eppure l'assassino l'ha toccata e quindi potrebbero esserci le sue tracce. Questo non è che uno degli elementi investigativi che hanno convinto il gip di Sassari Giuseppe Grotteria ad accogliere la richiesta di opposizione all'archiviazione del caso presentata dagli avvocati Anna Ganadu, Franca Lendaro e Chicco Manca, che tutelano i familiari dell'orologiaio di 79 anni. Nell'udienza che si era tenuta in camera di consiglio lo scorso 8 ottobre, i legali avevano contestato con forza la richiesta di archiviazione avanzata dal sostituto procuratore Paolo Piras. Avevano prospettato al giudice piste mai battute dagli inquirenti, elementi che a loro avviso «potrebbero portare a una svolta decisiva dell'inchiesta». E forse anche in tempi abbastanza rapidi. Il gip, alla luce di questi nuovi spunti investigativi, ha evidentemente ritenuto necessari ulteriori accertamenti e ha quindi disposto la prosecuzione delle indagini: ora la Procura avrà sei mesi di tempo per verificare le piste indicate dai legali Ganadu, Lendaro e Manca che potrebbero aver indicato al giudice Grotteria anche i nomi di alcune persone sospettate dell'omicidio. Piergianni Clemente era molto conosciuto in città proprio per via della passione per gli orologi. La sua morte così violenta aveva lasciato di stucco tanti sassaresi che più di una volta avevano bussato alla sua porta chiedendogli "il miracolo". Lui metteva mano negli ingranaggi e l'orologio, di qualsiasi tipo o dimensione fosse, ripartiva come per magia. Ma Clemente era soprattutto un uomo buono, incapace di fare del male ad alcuno, schivo. Quella sera del 29 settembre quasi certamente aprì a colpo sicuro il portone di casa. Non aveva nemici, né – proprio per via della sua indole così poco maliziosa – avrebbe mai immaginato che qualcuno volesse fargli del male. I sospetti iniziali degli inquirenti – che ragionavano sull'ipotesi di una rapina finita in tragedia – erano caduti quasi subito e la pista degli investigatori aveva preso un'altra direzione: quella del conoscente diventato improvvisamente carnefice. Nessun segno di effrazione sul portone di casa e il carattere particolarmente diffidente e chiuso dell'anziano (che mai avrebbe fatto entrare uno sconosciuto a quell'ora) potevano significare una sola cosa: la vittima si fidava dell'assassino e l'omicidio sarebbe maturato dopo una discussione, sicuramente molto accesa e nata non per motivi banali. I parenti, alcuni mesi dopo la tragedia, avevano lanciato un appello: «Chi sa parli». Il delitto d'altronde è successo in una via centrale, dove anche all'imbrunire c'è traffico e i familiari dell'orologiaio hanno sempre sperato che qualcuno potesse aver visto una o più persone sospette girare vicino alla casa. Ma fino a questo momento nessuna segnalazione è arrivata agli investigatori. ©RIPRODUZIONE RISERVATA