La Barbagia accoglie Mai Alkelah

di Gianluca Corsi wNUORO «Sono lieta e orgogliosa di essere a Nuoro: la città della democrazia». Lo ripete più volte, quasi fosse un mantra, Mai Alkelah, ambasciatrice dello Stato palestinese in Italia, davanti al pubblico composto ma, sotto sotto, inorgoglito, accorso ad ascoltarla nell'auditorium della biblioteca Satta. Lo ribadisce, con gratitudine al sindaco, Alessandro Bianchi, rinnovandogli l'auspicio di un futuro gemellaggio tra il capoluogo barbaricino e una città di Palestina. «Ho avvertito immediatamente _ ha rimarcato l'ambasciatrice _ una sensazione precisa: che Nuoro possiede un carattere di forte democrazia. E questa convinzione si è rafforzata dopo l'incontro col sindaco; per questo confermo la mia richiesta di attivazione di un gemellaggio con un centro palestinese. Sarebbe un segnale forte, e per noi rappresenterebbe uno scambio politico e culturale molto utile». L'appuntamento di avant'ieri a Nuoro era inserito nel quadro di una serie di iniziative organizzate in occasione della visita ufficiale nell'isola, e si è svolto insieme ai rappresentanti della comunità palestinese in Sardegna, guidata dall'immancabile Nabeel Khair, con l'obiettivo di approfondire la situazione in Palestina per costruire un processo di pace. La tappa nuorese è stata realizzata con la collaborazione del Comitato Palestina Libera, nato lo scorso 17 luglio, a Nuoro, quando ha dato vita a una manifestazione in piazza Vittorio Emanuele dopo l'ultima crisi israelo-palestinese. Durante l'incontro, introdotto da Anna Cacciatori e moderato da Pietro Dettori, Mai Alkelah, con la traduzione simultanea di Nabeel Khair, ha ripercorso - a grandi linee - la storia del conflitto in Palestina. Una storia che ha radici lontane e che, ha ribadito l'ambasciatrice palestinese, "non potrà avere un lieto fine sino a quando Israele non cesserà la sua politica di costruzione di nuovi insediamenti (ma anche del muro che divide la Palestina in tante piccole isole non comunicanti), e si deciderà ad applicare la famosa risoluzione dell'Onu fondata sul principio "Due popoli, due Stati". Una soluzione sempre meno praticabile, almeno fino a quando le tensioni dell'area e la sensazione di forte insicurezza avvertita dal popolo israeliano cesseranno di essere "cavalcate", con scopi non sempre nobili, dalle forze in campo.