Ledda: un'unica regia per il cavallo sardo

OZIERI. Il rilancio del comparto cavallo parte necessariamente dalla tutela dell'anglo arabo sardo: tutela che può essere garantita solo riconducendo in ambito regionale la gestione del libro genealogico della razza. Ne è convinto il consigliere regionale di Bono Gaetano Ledda, che proprio per questo motivo ha presentato nei giorni scorsi una apposita mozione che poi è stata controfirmata da tutti i consiglieri, di maggioranza e minoranza, e approvata all'unanimità. La mozione, nel dettaglio, impegna il presidente della Regione Francesco Pigliaru a muovere ogni passo necessario per riportare in Sardegna la gestione del libro genealogico del cavallo anglo arabo sardo e affidarla all'Anacaad, associazione degli allevatori dell'anglo arabo e derivati che ha sede nell'isola e che più volte ne ha fatto richiesta. Nell'isola l'anglo arabo sardo è non solo risorsa agricola, ma anche identitaria: qui si produce la quasi totalità dell'anglo arabo italiano (nonché del sella) e sono i proprio i cavalli sardi a originare geneticamente la maggioranza di esemplari nel mondo. Perciò la tenuta in loco del libro genealogico della razza ne dovrebbe essere quindi naturale conseguenza, ma dal 1991 la banca dati è stata ceduta all'Enci e fusa con quella del sella italiano. Uno stato di cose contro il quale l'Anacaad, e non solo, si batte ormai da anni e che ora la presidente della Regione si è incaricato di cambiare. (b.m.) di Barbara Mastino wOZIERI Coordinare settori, assessorati e agenzie per creare una programmazione complessiva in favore del comparto ippico ed equestre della Sardegna. Questo il filo conduttore della proposta di legge presentata nei giorni scorsi dai consiglieri regionali del gruppo Sardegna Vera Gaetano Ledda, Efisio Arbau, Michele Azara e Raimondo Perra, che mira a creare una "filiera" del comparto che, partendo dall'allevamento, arrivi a coinvolgere la ricerca scientifica e la tutela delle razze equine, lo sport, il turismo, la cultura e la tradizione. Solo con un'azione coordinata, secondo i proponenti, si può «invertire rapidamente la recessione che da anni colpisce il settore». Una recessione che in Sardegna è iniziata con la soppressione dell'istituto Incremento Ippico e che è stata aggravata a livello nazionale dalla cancellazione dell'Assi, ex Unire, accorpata nel Ministero per le Politiche Agricole, e, per quanto riguarda il gioco, all'Agenzia delle Dogane. «Interventi normativi – dicono i proponenti – che hanno stravolto l'assetto dei punti di riferimento pubblici senza prevedere una razionale ridefinizione del vuoto istituzionale che si è venuto a determinare». Al comparto cavallo serve invece una direzione unica, almeno in Sardegna dove «esiste la specificità legata alla produzione equina che, pur nascendo in agricoltura, diventa prodotto che investe e catalizza numerosissimi altri settori dell'economia e della cultura, attraverso un lunghissimo percorso di "maturazione", incomparabile con qualunque altra produzione agricola». La proposta di legge quindi disegna un nuovo scenario nel quale assessorati e agenzie lavorano insieme e guardano in un'unica direzione: si parte dall'allevamento, e dal «rilancio della produzione autoctona per contrastare l'importazione crescente di cavalli, spesso di scarsa qualità, provenienti da Paesi terzi», che va sostenuto con «specifiche azioni strutturali ed organizzative» mirate alla valorizzazione della produzione; si passa attraverso «l'iniziativa sportiva, culturale, ambientale e turistica, senza dimenticare l'aspetto sociale», anche con azioni mirate a valorizzare «l'impiego del cavallo nella terapia assistita»; si arriva, quindi, alla creazione di un sistema organico coordinato dalla Regione e formato dagli assessorati (Agricoltura, Turismo, Cultura, Sanità solo per citarne alcuni), dalle agenzie Agris e Laore e coordinato da un Comitato Ippico che definisce strategie e obiettivi. Un progetto ambizioso, che guarda alla formazione (anche prevedendo la collaborazione con le Università) e all'inserimento lavorativo dei giovani: che guarda al futuro partendo dalle radici produttive e culturali dell'isola, da recuperare e valorizzare.