Donazioni degli organi, un sì e scatta il consenso

In assenza di soldi, ci si può comunque arrangiare. Le vie per comunicare ai cittadini la novità ci sono. Il sindaco Guido Tendas ne individua alcune: «Sicuramente il lavoro delle dipendenti allo sportello sarà determinante, ma non può bastare. Il passaparola rimane un buon veicolo, ma l'idea è di coinvolgere le associazioni di volontariato, affiggeremo delle locandine negli edifici comunali e utilizzeremo il sito internet». di Enrico Carta wORISTANO Oristano ha un primato, ma nessuno lo sa. È il primo Comune sardo ad aver attivato le pratiche per il consenso alla donazione degli organi. Qualche mese fa il consiglio comunale aveva dato il via libera all'operazione e successivamente dall'assessorato ai Servizi sociali era partito l'input affinché tutto venisse regolarizzato. Gli uffici si sono messi al lavoro ed ecco che tutto è pronto ormai da diverse settimane. Solo che la divulgazione o una doverosa campagna di informazione di questo ulteriore passo è mancata e così per ora, al pari del registro per le unioni civili che è rimasto una scatola vuota, nessuna carta d'identità degli oristanesi porta la dicitura con la quale in caso di disgrazia – mai Dio voglia – non ci sarebbe più il bisogno di chiedere l'autorizzazione all'espianto degli organi ai familiari di chi non ha più speranze di vita. Eppure la procedura è alquanto semplice. Chi si reca in Comune per rinnovare la carta d'identità può far inserire la formula con la quale presta il proprio consenso alla donazione degli organi. Oristano, grazie al lavoro della responsabile del servizio Maria Celeste Pinna e alle altre dipendenti comunali, ha tagliato per prima il traguardo che la affianca, ad esempio, alla Regione Umbria. Il percorso non è stato comunque semplice in assenza di linee guida nazionali. È stato dapprima contattato il Centro nazionale trapianti, al quale è stato comunicato il numero di persone maggiorenni residenti nel Comune e il numero di carte d'identità rilasciato mediamente dagli uffici. A quel punto le dipendenti hanno avviato un percorso di formazione sia con l'ospedale Binaghi di Cagliari sia con la dottoressa Amelia Mulas, coordinatrice del centro prelievi di organi dell'ospedale San Martino. Contemporaneamente in Comune sono stati adeguati i software per i computer che sono collegati ad una piattaforma web esclusivamente dedicata a questo aspetto. Dopo di che i nuovi programmi informatizzati sono stati testati e le stesse dipendenti hanno eseguito delle simulazioni e dei test in modo da trovarsi già pronte nel momento in cui agli uffici dovesse presentarsi un cittadino che chiedesse che nel suo documento d'identità venga inserita l'autorizzazione all'espianto. Cosa manca ora? Una bella campagna di divulgazione e di sensibilizzazione che farebbe fare alla città e a chi vi risiede un bel salto di civiltà. Per ora il tutto è limitato all'opera di persuasione che può essere fatto agli sportelli dell'ufficio anagrafe direttamente dalle dipendenti. Trattandosi però di una decisione non facile da prendere così su due piedi, sarebbe meglio che i cittadini arrivassero in piazza Eleonora già informati e consapevoli. Nell'attesa anche un articolo di giornale potrebbe servire. ©RIPRODUZIONE RISERVATA