Abuso sessuale in spiaggia, condanna a sette anni e mezzo

di Enrico Carta wCABRAS La spiaggia piena di bagnanti non servì a fermarlo. Nessuno si accorse in quel momento di quel che stava accadendo e nessuno se ne accorse per svariati mesi. Poi arrivò la confidenza della ragazzina ai genitori a cui hanno fatto seguito, nell'ordine, la denuncia penale, il processo e la condanna arrivata ieri mattina. Pesante, anche più di quanto chiedesse il pubblico ministero Andrea Padalino Morichini per l'imputato quarantenne di Oristano, così come oristanese è la sua giovanissima vittima. Nella sua requisitoria aveva valutato in sette anni la pena congrua per quell'odioso reato di abusi sessuali su una ragazzina poco più che bambina. I giudici del collegio presieduto da Modestino Villani, a latere Francesco Mameli e Anna Rita Murgia – si sono spinti anche oltre arrivando sino a sette anni e mezzo. È la condanna per lo zio della ragazzina, il quale senza troppi scrupoli la palpeggiò senza che nessun altro dei bagnanti presenti nella spiaggia di Is Aruttas il giorno di Ferragosto potesse accorgersi o semplicemente capire. La ragazzina non ebbe il coraggio di reagire in quel momento, ma si portò dietro il ricordo e il peso di un evento che non poteva certo affrontare con leggerezza. Così raccontò tutto ai genitori, che al processo si sono costituiti parte civile assistiti dall'avvocato Marinella Madeddu. Dall'altra parte della barricata processuale l'avvocato Stefano Gabbrielli che che ha invece sostenuto che il racconto, anche sulla base di diversi tentennamenti della ragazzina durante l'esame del perito, non fosse veritiero. La confidenza di quell'episodio avvenuta diverso tempo dopo sarebbe dovuto essere già il primo segnale di una verità differente da quella che poi ha stabilito il processo. E poi c'era il dubbio più grosso: come spiegare un abuso sessuale avvenuto in una spiaggia colma di bagnanti? Domande che evidentemente nel chiuso dell'aula hanno avuto la loro risposta e hanno convinto i giudici.