IL BRASILE E IL TEATRO DEI SOGNI

di STEFANO TAMBURINI Il teatro dei sogni riapre stasera per il primo degli ultimi due atti in attesa del Grande epilogo. Roba per cuori forti, queste sfide senza un domani in due stadi pieni e con quattro Paesi con il fiato sospeso. È indubbio che quel che resta a incrociar tattiche e colpi di genio sia il meglio del mondo, arrivato fin qui senza percorsi soffici. Tutte le contendenti, infatti, si sono trovate a un certo punto del loro cammino sull'orlo del baratro: è capitato al Brasile con il Cile battuto ai rigori, alla Germania e all'Argentina con i supplementari al cospetto di Algeria e Svizzera, all'Olanda contro il sorprendente Costa Rica, superato nella folle sarabanda dei tiri dal dischetto con il portiere cambiato in extremis. Per le prime tre il batticuore è stato agli ottavi, per l'Olanda ai quarti. Come certi gol non son per tutti, storia e passato molto prossimo ci insegnano che anche certe qualificazioni quasi sempre finiscono dalla parte di chi ha maggiore abitudine a gestire la sofferenza. Immaginare semifinali con Cile, Algeria, Svizzera e Costa Rica è un bell'esercizio puramente teorico, perché chi sa come si fa, chi è abituato a gestire momenti difficili raramente lascia il passo a chi si trova per la prima volta di fronte a passaggi come questi. Da stasera in poi, su questo piano, saranno tutte pari, tutte grandi abituate a esser grandi. Con la sola eccezione del Brasile, che in più gioca il Mondiale dei Mondiali per la seconda volta in casa e sa che una ripetizione del Maracanazo del 1950, con loro in campo e gli altri a festeggiare, potrebbe rappresentare uno shock difficilmente gestibile. Così all'infortunio di Neymar sono andati a ripescare corsi e ricorsi, fin nella preistoria del 1962, quando si ruppe Pelé, giocò Amarildo e il Brasile vinse lo stesso. Stasera sarà ancor più struggente sentire l'intero stadio di Belo Horizonte cantare a cappella l'inno insieme con la squadra. Sarà l'ultima spinta verso una sfida da non perdere. Pensare a cosa potrebbe accadere in caso di sconfitta brasiliana è arduo, nulla di accostabile a quanto accadde in Italia per il ko in semifinale con l'Argentina nel Mondiale casalingo del 1990. Ecco, comunque vada, una certezza l'abbiamo: prima, durante e dopo non ci sarà da annoiarsi. @s__tamburini ©RIPRODUZIONE RISERVATA