Renzi: 12 passi per cambiare la Giustizia

ROMA Dodici punti per riformare la giustizia in Italia: la cornice disegnata da Matteo Renzi a Palazzo Chigi parte dalla responsabilità civile dei magistrati, passa per le intercettazioni, per arrivare all'abbattimento dell'arretrato civile anche attraverso l'informatizzazione che scatta alla mezzanotte. Uno spettro ampio d'azione per coprire il quale il presidente del consiglio chiama a contribuire tutte le parti coinvolte attraverso la mail rivoluzione governo.it. «Avremmo potuto essere qui per dare il primo click a mezzanotte per il via al processo civile telematico. Lo facciamo ora: da mezzanotte parte il processo civile telematico, parte formalmente la riforma», spiega il capo dell'esecutivo che poi ha sottolineato come questo passaggio «segni l'addio ai tribunali pieni di scartoffie. Tanto più che come annunciato da Via Arenula, anche nel caso di «separazione e divorzi consensuali non sarà più necessario andare davanti a un giudice». «La nostra scommessa è che si possa discutere di giustizia in modo non ideologico. Sono vent'anni che sulla giustizia si litiga senza discutere», continua il premier, «vorremo discutere senza litigare». È la «via di Orlando», inteso come il titolare del dicastero di via Arenula, «alla Giustizia. Non l'Orlando furioso, ma l'Orlando...doroteo». Una battuta che spiega molto dell'approccio del governo, deciso a procedere nella "rivoluzione", non con i carri armati, ma con il bisturi. «Saranno a disposizione i disegni di legge per chi li vuole cambiare o modificare. C'è una trasparenza totale, li approviamo il 1 settembre. Il processo civile dovrà durare un anno», ha detto il presidente del Consiglio. L'altro punto qualificante della riforma riguarda la carriera dei magistrati: «Vogliamo che un giudice faccia carriera, diventi capo della procura o dell'ufficio, non perché fa parte di questa o quella corrente», ha sottolineato ancora Renzi. Anche la prescrizione «sta a cuore al governo», ha ribadito poi il premier che giudica non degno di un Paese civile un sistema in cui si rinuncia a giudicare quando trascorre troppo tempo dal reato commesso. Altro tema spinoso è quello delle intercettazioni: in questo il governo è aperto alla discussione. Di più: chiede anche ai direttori dei giornali di intervenire. Il punto più delicato riguarda la privacy delle persone coinvolte e quindi la pubblicazione.