Borrotzu, il Tar si pronuncia sulle "scarpe"

NUORO Tre collaboratrici scolastiche che non si sono fatte mettere "i piedi in testa". Almeno a vedere la sentenza del Tar che nell'udienza del 30 ottobre ha accolto il ricorso promosso e patrocinato dai Cobas, presentato da tre collaboratrici scolastiche dell'istituto comprensivo Borrotzu riguardante la consegna di atti richiesti in relazione a una vertenza in corso nell'Istituto. Una vera e propria guerra scatenatasi l'anno scorso tra la dirigente scolastica dell'Istituto comprensivo Maria Antonietta Corrias e le tre collaboratrici iscritte ai Cobas. Oggetto del contendere le scarpe antinfortunistiche che la scuola doveva acquistare e che loro chiedevano di poter scegliere. Opzione negata dalla dirigente che, dopo diverse note in merito da parte dei Cobas avrebbe, secondo il sindacato, deciso il demansionamento delle tre richiedendo nei loro confronti una visita medica all'Asl per verificare le loro capacità lavorative. Qui è nato il ricorso al Tar. Sulla base di tali comportamenti il Cobas ha infatti «richiesto di ottenere tutti gli atti occorrenti – spiega il sindacato – al fine di presentare i dovuti ricorsi avverso tali comportamenti ed atti che venivano ritenuti vessatori ed illegittimi». La dirigente fornisce alcuni atti, in copia e in visione, ma davanti a una successiva richiesta la respinge. Il Tar decide invece che «la richiesta di accesso è finalizzata alla tutela di una posizione soggettiva giuridicamente rilevante (diritto alle cautele antinfortunistiche previste dalla normativa vigente» e ordina all'amministrazione scolastica di concedere l'accesso agli atti. Ma non basta: il Tar chiarisce alla dirigente: «che esistono dei chiarissimi limiti ai poteri dei dirigenti scolastici». «Il Tar – chiude la nota dei Cobas – ha anche condannato l'amministrazione al pagamento delle spese di giudizio per oltre 2.500 euro».