Quegli insoliti agricoltori: dal rapinatore alla vedova

NUORO L'ultimo coltivatore eccellente a cadere nella rete degli investigatori è nientemeno che un ex vice sindaco del Pd (area Margherita), Michele Calia, di 39 anni. Il 5 settembre scorso i carabinieri di Lula lo hanno sorpreso nei terreni della sua azienda zootecnica (di professione fa l'allevatore) mentre valutava lo stato delle 330 piante di cannabis ormai giunte a maturazione. Qualche giorno prima, ancora i carabinieri avevano sorpreso a poco distanza da Nuoro, nelle campagne di Jacupiu, in un'area appartenente all'Ente foreste regionale, Luigi Zidda, allevatore di 39 anni, qualche precedente alle spalle ma non legato alla droga. Cinquecento le piante, ordinatamente disposte su filari, della cui detenzione deve rispondere, assieme a 14 chili di erba già essiccata e pronta alla vendita. L'utilizzo di aree pubbliche, cioè terreni comunali o del demanio, è l'ultima trovata dei coltivatori di cannabis, che sperano così di scrollarsi di dosso la responsabilità della piantagione. Il problema è che la marijuana ha bisogno, nel suo breve ciclo di crescita, di cure minime, quantomeno di una costante irrigazione. Ed è questo in genere il momento in cui scatta l'arresto del coltivatore, o del "giardiniere", anche se qualcuno riesce a scamparla: restano senza padrone, nell'agro di Ittireddu, le 70 piante coltivate in un terreno comunale scoperte dai carabinieri. Senza proprietari anche le 700 piante trovate a inizio agosto nelle campagne di Villanova Monteleone: già tagliate, erano state ammassate in un terreno incustodito in attesa della preparazione della marijuana. Oltre al maxi-ritrovamento di martedì tra Ilbono e Loceri, il sequestro più clamoroso dell'estate è avvenuto nelle campagne di Bitti, in località Tepilora, nel cuore di un vasto territorio classificato di recente come parco regionale. Ben 1100 le piante individuate su un'area di circa tre ettari. La scoperta della squadra mobile di Nuoro è emblematica del salto di qualità che la coltivazione della marijuana ha ormai compiuto in Barbagia e in Ogliastra: da fenomeno amatoriale di consumatori a impresa semi industriale con capitali provenienti da attività criminali. La persona ritenuta responsabile della piantagione di Tepilora è infatti Fabrizio Demontis, 39 anni, di Escalaplano. Tra i suoi precedenti il coinvolgimento, nel gennaio 2006, in una rapina al Monte dei Paschi di Siena di Umbertide (Perugia) durante la quale fu ucciso un carabiniere. È stato anche condannato a sei anni e otto mesi per la partecipazione alla rapina al Banco di Sardegna di Sarroch nel luglio dello stesso anno. Demontis era tornato in libertà appena un anno fa. Un caso completamente diverso ma certo singolare è quello che a metà agosto ha visto protagonista a Sarroch un'anziana donna, in un modo che sembra ricalcare la trama del celebre film "L'erba di Grace", dove una vedova si improvvisa coltivatrice di cannabis per ripianare i debiti lasciati dal marito. Forse la stessa sorte toccata a Itala Barsellotti, classe 1935, originaria di Lucca, arrestata e condannata per l'orto di sola marijuana scoperto in un suo terreno: cinquanta piante alte sino a due metri. Quando si dice il pollice verde. (p.me.)