Gli scavi a Bisarcio confermano la presenza pisana

di Barbara Mastino wOZIERI Ha prodotto notevoli risultati, già spendibili per una valorizzazione del sito, la seconda fase della campagna di scavi nell'area medievale di Bisarcio adiacente alla basilica di Sant'Antioco. I risultati dei lavori sono stati resi noti ieri da Marco Milanese, direttore dello scavo che per un mese ha visto al lavoro una ventina di archeologi, studenti e dottorandi dell'Università di Sassari. La prima novità riguarda la presenza accertata di una necropoli, ipotizzata nella prima campagna di scavo e ora confermata. Come ha spiegato il professor Milanese, sono stati rinvenuti resti dell'ultima fase di utilizzo del cimitero, testimoniata da strati di copertura depositati tra la fine del ‘600 e gli inizi del ‘700, anni nei quali si ebbe lo spopolamento dell'area. Per il resto si è avuta conferma del periodo di popolamento del sito, grazie alla datazione della struttura del recinto intorno alla basilica, che risale al XII secolo, in piena età giudicale, e degli altri tratti risalenti a epoche successive. All'interno del recinto è stato poi rinvenuto un pozzo nero, a servizio delle strutture vescovili sino agli inizi del ‘200. Intorno al recinto si sono rinvenute vestigia interessanti di cantieri riconducibili alla canonica della basilica (come dimostra la presenza di nicchie simili a quelle della chiesa) che sono databili al restauro di fine ‘300. Nella sua relazione il direttore degli scavi ha anche dato la notizia della presenza di resti di materiali edili di età punica utilizzati come base per le fondazioni delle strutture dell'episcopio, realizzate in epoca giudicale. Ultimo elemento da approfondire, è la forte caratterizzazione "pisana" della fase vescovile di Bisarcio: già testimoniata dalla documentazione scritta - che riferiva di maestranze pisane al lavoro nei restauri seguiti all'incendio della fine dell'XI secolo e ovviamente di presuli di origine pisana sulla cattedra vescovile - la presenza è stata confermata dal ritrovamento di ceramiche di età giudicale sia realizzate a Pisa sia importante dalla Grecia dai commercianti pisani. Non si può parlare di una "colonia" stabile di pisani, ma i ritrovamenti confermano comunque l'esistenza di un forte scambio istituzionale e anche politico in una zona che - alla luce anche di questi nuovi ritrovamenti - risulta avere avuto un'importanza strategica, giurisdizionale e politica notevole negli anni dell'episcopato, anche per la vicinanza con la sede giudicale di Ardara. I dati demografici potranno essere verificati in futuro con l'ausilio di esperti di altre discipline (anche se è risultata già importantissima la presenza dell'équipe canadese dei bio-antropologi David e Nikki Kelvin). In vista di questi sviluppi, gli archeologi hanno lavorato sui resti umani rinvenuti nel cimitero secondo rigidi protocolli volti alla salvaguardia del Dna. I risultati saranno a breve presentati in un convegno. ©RIPRODUZIONE RISERVATA