L'Europa sedotta dal fascino discreto delle monarchie

Poco dopo l'annuncio della gravidanza di Kate, moglie del principe William, il 3 dicembre 2012, è stata avviata la pagina Wikipedia "Child of the Duke and Duchess of Cambridge", per un bimbo considerato degno di valore enciclopedico molto prima della sua nascita. Nelle ultime settimane, parte del mondo si è presa una pausa da vicende di maggiore rilievo per dedicarsi alla febbre del pargolo reale, nato il 22 luglio, e in seguito alla curiosità attorno al suo nome, infine annunciato il 24 luglio: George Alexander Louis. Il nome George è ovviamente un omaggio al padre di Elisabetta II, che il grande pubblico conosce per l'interpretazione da Oscar di Colin Firth ne "Il discorso del Re". La nascita di George Alexander Louis, con l'interesse popolare ossessivo che ha generato nel mondo anglosassone e non solo, presenta anche un impatto economico molto rilevante: secondo alcune stime, potrebbe fungere da "stimolo" per una cifra pari a 380 milioni di dollari per la Gran Bretagna, che dovrebbero venire da maggiori spese per i consumi per festeggiamenti, da un'ascesa del turismo, da maggiori spese per i bambini da parte delle famiglie per imitazione della giovane famiglia dei principi di Cambridge. La parte del leone sarà però recitata dai souvenir, che potrebbero ammontare a ben 238 milioni di dollari. Si ritiene inoltre che la nascita di George Alexander Louise possa avere un effetto positivo sul tasso di natalità del Regno Unito. Come si era visto dall'attenzione degli Stati Uniti per il loro matrimonio, William e Kate sono stati in grado di ridare alla monarchia inglese un afflato di popolarità internazionale su cui in pochi avrebbero scommesso, soprattutto negli anni successivi alla morte di Lady Diana. Più in profondità, la nascita del figlio di William e Kate si inserisce in una tendenza generale di rinnovamento delle monarchie europee. Una tendenza che punta, in effetti, a garantirne in modo più efficace la sopravvivenza. A fine aprile Piazza Dam a Amsterdam si è riempita di una folla arancione per celebrare l'ascesa al trono del nuovo re dei Paesi Bassi: Willem-Alexander (classe 1967), succeduto alla regina Beatrice, la quale sedeva sul trono dal 1980. Anche l'abdicazione in Belgio di re Albert II, il sovrano che ha gestito l'ultima pesante crisi istituzionale del "Paese senza governo", a favore del figlio Philippe II, ha funzionato perfettamente, e la monarchia belga persegue una strada di normalizzazione e ordinarietà della famiglia reale, che è la strategia tradizionale di "marketing reale" che caratterizza il successo delle monarchie nordiche. In un sondaggio, i cittadini dei paesi europei monarchici hanno espresso con ampi numeri (80% circa) la volontà di mantenere la monarchia. D'altra parte, sempre secondo i sondaggi, gli inglesi pensano che la monarchia non esisterà più tra un secolo: quindi, sebbene non sia considerata il futuro della nazione, ha un ruolo rassicurante per le vite di ciascuno. Nessuno vuole prendersi la responsabilità di affrontare il passaggio incerto dalla monarchia alla repubblica. In questo ragionamento si inserisce un paradosso. I cittadini europei, da un lato, anche per effetto della crisi e dello scarso rendimento dei governanti, perseguono spesso una ricerca spasmodica dei privilegi dei potenti, inserito in una generale perdita di legittimazione e di autorevolezza delle istituzioni e dei luoghi della rappresentanza tradizionale. Dall'altro lato, i cittadini sono disposti ad accettare il ruolo cerimoniale della monarchia, che non riguarda l'esercizio effettivo del potere, ma il cui "costo" economico viene considerato sostenibile rispetto al ruolo simbolico che essa riveste per l'unità nazionale. Il fascino discreto della monarchia non pare destinato ad abbandonare l'Europa in tempi brevi.