Catherine Spaak nuda sotto il sole Un sex symbol a Villasimius

I luoghi dei film girati in Sardegna Il film: "La calda vita", 1963. Regia di Florestano Vancini Villasimius di Sante Maurizi «Quello non è mica il faro di capo Carbonara. È di fronte, su quell'isolotto che chiamano dei Cavoli». In una casa che si affaccia sullo stagno di Notteri, due diciottenni fanno la corte a Sergia, un'irresistibile Catherine Spaak che ha appena dato scandalo ne "La voglia matta" di Luciano Salce e "La noia" di Damiano Damiani . Florestano Vancini la dirige nel 1963 ne "La calda vita", titolo che fa il verso alla felliniana "Dolce vita" riproducendone in qualche modo l'umanità inaridita dal benessere indotto dal boom. La casa sullo stagno non è dello zio di uno dei ragazzi, come questi inizialmente fa credere, ma di un maturo e benestante Gabriele Ferzetti, specializzato in ruoli simili, che si invaghirà della lolita conquistandola. Il tutto finirà in tragedia e nel rifiuto di Sergia di convolare a nozze con il matusa: la ragazza sceglierà di andare all'estero a fare l'interprete. Atmosfere alla Antonioni, messa in scena dei riti debosciati delle vacanze, ricerca dell'innocenza perduta simboleggiata dal paesaggio: la Sardegna in quei primi anni '60 è il luogo ideale per ospitare storie e temi di questo tipo. Con la piccola perversione, stavolta, che mare, rocce, sabbia, scogli, fanno anche da schermo reale alle pudenda della Spaak, vero sex-symbol dell'epoca, in una lunga sequenza nella quale prende il sole nuda. Villasimius è uno dei set sardi più utilizzati ("CinquePerDue" di François Ozon, "Maramao" di Giovanni Veronesi). È uno di quei casi in cui il cinema diventa testimone e documento dell'incredibile trasformazione dei luoghi. Ma le spiagge e i fondali tutelati ora dall'area marina protetta di capo Carbonara provano a equilibrare l'urbanizzazione vorace che ha caratterizzato i decenni che abbiamo alle spalle.