Suazo: scarpette rossoblù appese al chiodo

CAGLIARI Le lacrime del re leone, il dispiacere della tifoseria rossoblù. Un filo che unisce quindici anni di carriera al top. Da San Pedro Sula a Cagliari. L'Honduras e la Sardegna, prese per mano da David Suazo. Il centravanti ha detto basta. Dopo gol internazionali, magie e sgroppate a cento all'ora. Gli infortuni non mi permettono di proseguire ad alti livelli. Svincolato, ultima maglia a Catania, pochi sprazzi di partita. Carmelo Óscar David Suazo Velásquez, classe '79, al Cagliari gioca 276 partite e segna 102 reti. Con un record storico: in A nel 2005/06 firma 22 gol e mette in soffitta i 21 di Gigi Riva. La maglia rossoblù lo consacra. Poi, arrivano Inter (41 gare, 8 reti), Benfica (18 e 5) e Genoa (14 e 3). In tutto, 365 match e 123 gol. Senza scordare la nazionale: con l'Honduras la Pantera nera gioca 55 gare con 17 reti. Batte il Brasile nei quarti e coglie il terzo posto in Coppa America (2001). Con l'under 20 ai mondiali africani lo nota Oscar Tabarez, che lo segnala a Cellino. Suazo arriva dall'Olimpia nel 1998. Quinto di otto fratelli, famiglia umile. Presidente, vengo a Cagliari ma mi deve aiutare a dare una casa ai miei genitori la prima richiesta. In città matura l'exploit. La tifoseria lo adora. Trova moglie e figli: Suazo ha sposato la città che gli dà notorietà mondiale. Crea la famiglia nel cuore del capoluogo. Il Poetto, la colazione da "Rita Boi", i bagni allo stabilimento di Francois Modesto, lo shopping, le vacanze. I primi calci del primogenito David jr. Elisa gli regala anche Luis Gabriel. Lui, papà David, fa la spesa al mercato di San Benedetto. Col Cagliari nell'animo. Mi sento sardo e cagliaritano ripete spesso. Il 28 marzo scorso, a 33 anni, con Elisa al fianco, è tornato nel suo Paese. Ha convocato i giornalisti, ha pianto e chiuso col calcio. Suazo non ha superato i fastidi muscolari, al ginocchio soprattutto. Dopo mesi di palestra e pista all'Amsicora, assistito da Emanuele Randelli (ex preparatore del Cagliari, ora alla Juve di Conte), ha cercato una condizione accettabile. Niente da fare. C'è un momento in cui si soffre più del sopportabile. E il sipario cala. Su una storia speciale. Suazo ha conquistato Cagliari. Nell'anno del rientro in A, Gianfranco Zola diceva: Se non vedo soluzioni, do la palla a David, qualcosa di buono ne viene sempre fuori. Velocissimo (correva i cento in circa 11"), con un destro micidiale e il dribbling secco, ha fatto la differenza. Mancini lo vuole a tutti i costi. Nasce una manfrina col Milan. Ma nel 2007 va all'Inter. Il primo anno fa bene. Poi, i guai fisici, più Mourinho, che gioca con un altro assetto, ne frenano il bis. Sbarca a Lisbona. Poi, Genoa e Catania. Ma i segnali sono scoraggianti. Re David stringe i denti. La muscolatura, provata da migliaia di scatti, dà segnali inequivocabili per uno che ha sempre dato tutto. Senza risparmio, per la squadra e i compagni. Eppure, c'è stato anche un guizzo d'orgoglio. David ritrova il Cagliari nel 2011. In panca c'è Donadoni. Con Cellino, che lo accoglie a braccia aperte, qualcosa si spezza. Nel ritiro in Gallura saltano sia il bomber honduregno, sia l'ex ct. Un epilogo triste. Capita. Ma nulla potrà mai cancellare gli sfracelli al centro dell'attacco rossoblù. Mario Frongia