L'album dei ricordi di Tonino Conte: 60 anni da pioniere

di Alessandro Pirina wOLBIA Non aveva neanche 15 anni la prima volta che varcò l'ingresso del civico 101 di corso Umberto. Da allora ne sono passati 60 e ancora oggi, ogni giorno, Tonino Conte continua a varcare quella stessa porta. Sì, perché il suo negozio di calzature è sempre lì, nello stesso punto in cui la famiglia Sini lo aprì negli anni Venti. Ormai siamo l'attività più vecchia di Olbia – afferma Conte –. Io ho iniziato a lavorarci quand'ero un ragazzino. Purtroppo mio padre morì quando avevo 10 anni e mia madre mi mandò da mia cugina, appunto Maria Sini, per guadagnare qualche soldo. Allora Olbia era un paesone. Oltre il passaggio a livello non c'era nulla. La vita si svolgeva tutta qui tra Corso, piazza Regina Margherita, via Romana, via Garibaldi e via Porto Romano. Accanto al lavoro in negozio, Conte dedicava anima e corpo all'altra sua grande passione: il calcio, l'Olbia e la maglia bianca. Sono stato uno dei giocatori col maggior numero di presenze, a me risulta di essere addirittura il primo – racconta lui, per 20 anni bandiera dei bianchi –. Al mattino venivo in negozio, di pomeriggio agli allenamenti. L'attaccamento all'Olbia era più forte di ogni cosa. Ancora ricordo tutti i risultati fatti contro il Tempio: abbiamo quasi sempre vinto noi. Nel frattempo nasce la Costa Smeralda e anche Olbia si converte al turismo. E cambia il modo di fare shopping. I primi anni in cui lavoravo in negozio la gente comprava le scarpe per la domenica, per le grandi occasioni. Con la nascita del turismo è cambiato tutto. Anche nel commercio. In quegli anni per esempio portammo la scarpe da uomo Duilio, un mocassino bicolore che costava sulle 12mila lire. Una cifra importante per l'epoca, ma andarono a ruba. Nel negozio, nel frattempo diventato "Sini e Conte", negli anni, si sono visti anche personaggi famosi: da David Trezeguet a Daniel Ducruet, a Diego Abatantuono che comprò 15 espadrillas a 600 lire il paio. Ma negli anni '60 ricordo anche Rafael Neville col suo tipico caftano e un grande cappello di paglia. Negli anni '70 a Conte, si affianca la moglie Angela. Più avanti, arrivano le figlie Roberta e Michela e il negozio si proietta oltre le calzature. La nostra è un'attività a conduzione familiare. E anche la nostra collaboratrice, Angela Doneddu, con noi da 10 anni, ormai fa parte a tutti gli effetti della famiglia. Un discorso che vale per i clienti. Sono loro la nostra fortuna, è a loro che dobbiamo dire grazie. Purtroppo dell'epoca di mia cugina Maria, quando iniziai a lavorare, ne sono rimasti pochi, ma siamo felici di avere ereditato i loro figli e i loro nipoti. ©RIPRODUZIONE RISERVATA