ARCHIVIO la Nuova Sardegna dal 1999

Voci dal Mediterraneo per resistere

SÉNEGHE Esiste un cielo aperto per il volo libero delle lingue minoritarie, uccelli stanziali rari a forte rischio di estinzione? In prevalenza le volte celesti sono nuvolose e minacciano tempeste, malgrado i proclami stentorei di chi le governa, ma per fortuna ci sono spazi insperati anche in qualche cielo della vecchia Europa. Da quindici anni va in scena in Provenza con consensi crescenti l'evento "Voix de la Mediterranée", Voci del Mediterraneo, una settimana in cui il mondo poetico del mare nostrum -in parecchie delle sue lingue minoritarie- risplende nel "festival de poésie" di Lodève, patrocinato da Unesco, Unione dei Comuni provenzali del territorio e diversi sponsor privati: in prima fila c'è la Peugeot. Protagoniste le voci di centocinquanta tra poeti e poetesse, musicisti, operatori culturali di 23 Paesi d'Europa, Medio Oriente, Nord Africa. Queste le presenze: Albania, Algeria, Bosnia, Cipro, Croazia, Egitto, Francia, Grecia, Italia, Kossovo, Libano, Libia, Macedonia, Malta, Marocco, Montenegro, Palestina, Portogallo, Romania, Siria, Spagna, Tunisia, Turchia. La Sardegna è presente con la poetessa Anna Cristina Serra ("une des voix poétiques les plus naturelles de l'histoire de la poésie en langue sarde", si legge in un profilo di introduzione al festival), il professor Mario Cubeddu, presidente di 'Perda Sonadora' -l'associazione di Séneghe che promuove 'Cabudanne de sos poetas'- e da Marie France Ruf-Usai, francese figlia d'arte di origine italiana per parte materna, sposata a Séneghe, dov'è assessore comunale. Tutti e tre i rappresentanti sardi sono appena tornati dalla Provenza. «L'oppressione del francese sull'occitanico è molto più antica dell'oppressione della lingua italiana sul sardo», dice Mario Cubeddu. E Marie France Ruf precisa: «Per avere un riferimento cronologico, diciamo che in Francia la vera battaglia inizia nel 1881, con la legge sull'istruzione obbligatoria. Ricordo la lingua della mia infanzia, era un francese fortemente occitanizzato. Ma la langue d'oc e il bretone sono lingue radicate, per non parlare dei dialetti locali». Nonostante questo, osserva Marie France Ruf, «oggi lo stato delle lingue minoritarie in Francia è molto migliore di quanto non appaia a noi in Italia. Certo, storicamente i governi post-rivoluzionari hanno diffidato delle culture locali, le giudicavano retaggi dell'ancien régime«. Però adesso, «nonostante la mancata ratifica della Carta europea delle lingue da parte della Francia», fa osservare Mario Cubeddu, «in Corsica il telegiornale regionale è in lingua corsa, in Sardegna è in italiano: dunque la Francia -considerata accentratrice- è molto più aperta dell'Italia in materia di libertà linguistica. Il rappresentante della Catalogna ha detto a Lodève: in Italia c'è più paura delle lingue minoritarie perché sono più vive che in altri Paesi. Mi chiedo e chiedo: perché in Sardegna si ha tanto timore della lingua sarda? Perché è la lingua della maggioranza della popolazione. In altre parole, quando c’è una lingua alternativa, lo Stato non vuole correre rischi». Cubeddu racconta un episodio curioso. «Sul giornale di Montpellier ho letto una notizia singolare. Un cittadino dal cognome nordafricano ha denunciato il Comune per le scritte bilingui, sostenendo che la doppia indicazione poteva mettere in difficoltà automobilisti e passanti. Il tribunale gli ha dato torto condannandolo a pagare duemila euro. L'autore dell'articolo ha commentato: con quei soldi gli amministratori potranno sistemare qualche altro cartello bilingue». Sullo sviluppo in tempi brevi dei rapporti tra il festival di Lodève e quello di Séneghe, Mario Cubeddu rivela: «Già da prima che iniziasse qualsiasi rapporto tra Séneghe e Lodève noi abbiamo invitato la poetessa algerina Samira Negrouche, che è molto contenta di venire. Più in generale, le relazioni fra i festival sono da rivedere, anche in Sardegna, e avremo molto da fare. Ma già oggi abbiamo contatti stretti con un'istituzione come il Premio letterario 'Città di Ozieri', da noi le forze valide debbono sostenersi vicendevolmente. Una cosa è certa: l'esperienza di Lodève serve a noi e a loro». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

  • Articoli correlati - GIORNALI LOCALI GRUPPO ESPRESSO
  • Contenuto a pagamento

    la Gazzetta di Modena

    Senza Titolo

  • Contenuto a pagamento

    la Gazzetta di Modena

    Senza Titolo

  • Contenuto a pagamento

    la Gazzetta di Modena

    Senza Titolo

  • + Altri risultati