di Andrea Di Stefano wMILANO Una giornata drammatica, scandita dalle reazioni convulse ad ogni singola parola del presidente della Bce che ha profondamente deluso i mercati finanziari (travolgendo le borse e facendo schizzare lo spread a oltre 500) rinviando qualsiasi decisione operativa e ribaltando sui singoli paesi l'attivazione delle misure anti-spread. L'Eurotower è sì pronta ad acquisti «senza limiti» dei titoli dei paesi sotto pressione e a «politiche non convenzionali», ma solo a patto che venga richiesta l'attivazione dello scudo da parte dei singoli paesi. Il presidente della Bce ha iniziato la conferenza stampa alle 14.30 in punto dopo aver letto una lunga dichiarazione ufficiale del consiglio direttivo: la Bce è pronta a fare acquisti a mercato aperto «di dimensioni adeguate per raggiungere i suoi obiettivi», ha detto Draghi aggiungendo che «i governi devono essere pronti ad attivare l'Efsf/Esm nel mercato dei titoli di Stato quanto esistano circostanze eccezionali sui mercati e rischi alla stabilità finanziaria». Dal canto loro l'Efsf/Esm, ha sottolineato Draghi, devono intervenire sulla base della «stretta ed efficace condizionalità» prevista dalle linee guida dei due fondi salva-stati. Sono passati meno di quindici minuti dall'inizio della conferenza stampa e sui mercati si scatena l'inferno: gli spread, che in apertura erano scesi a 447 punti, schizzano a 490 mentre ondate di vendite si abbattono sui mercati azionari di Milano (che arriva a perdere oltre il 3%) e soprattutto di Madrid che alle 1506 registra un tonfo di oltre il 5% mentre lo spread dei Bonos, che aveva aperto a 529, tocca i 578 punti. Immediatamente le ondate di vendite si propagano a tutti i mercati azionari, con Francoforte, Parigi, Londra e Wall Street in territorio negativo. La situazione con il passare dei minuti migliora leggermente, ma è purtroppo un fuoco di paglia: gli investitori non stanno ad analizzare le parole molto diplomatiche del capo della Bce sui possibili interventi e pesano, invece, la rinnovata contrarietà della Bundesbank a nuovi piani di acquisto dei titoli. Così la giornata che avrebbe dovuto segnare la fine del tunnel, secondo la metafora utilizzata lunedì dallo stesso Monti, si trasforma per Italia e Spagna in un vero incubo. Alla fine le borse di Milano e Madrid lasciano sul terreno tutti i recuperi della scorsa settimana e chiudono rispettivamente a -4,64% e -5,16% mentre gli spread toccano i massimi: il differenziale tra BTp e Bund arriva a quota 512 e quello tra Bonos e i corrispettivi tedeschi a 596 punti. E chiudono rispettivamente a 505 e 585. In meno di quattro ore il premio che Italia e Spagna devono pagare all'inazione europea e ai veti di Berlino è balzato rispettivamente dell'12,10% e del 11,6%. La delusione è talmente grande che persino a Bruxelles serpeggia malumore per le parole del presidente della Bce che pure ha ammesso che gli spread «collegati a timori sulla riversibilità dell'euro sono inaccettabili e devono essere affrontati in modo essenziale. L'euro è irreversibile». Conscio dei rischi connessi alle sue parole Draghi si è dilungato in conferenza stampa per sottolineare che «non c'è stato alcun passo indietro rispetto all'intervento della scorsa settimana a Londra: l'euro irreversibile significa che non si potrà tornare alla Dracma o alle altre monete. L'euro resta e resterà. Non serve a nulla scommettere contro la moneta unica. L'euro è qui per durare». «Nel mio intervento a Londra - ha dovuto però precisare Draghi - non ho parlato di acquisto di titoli di Stato, la sostanza del mio intervento è che l'Eurozona è forte è la moneta che è irreversibile. I mercati, quindi, hanno frainteso». Draghi ha ribadito più volte che il consiglio direttivo non ha deciso interventi: «Abbiamo definito le linee guida e aspettiamo che le commissioni completino il lavoro sulle varie opzioni». Come per tutti gli altri Paesi, una eventuale attivazione dello scudo anti-spread per l'Italia «sarebbe su richiesta» e a determinate condizioni. ©RIPRODUZIONE RISERVATA