di Pier Giorgio Pinna wSASSARI Business per l’isola. Grazie ai militari. Soprattutto sulle coste. La revisione della spesa pubblica forse comporterà vantaggi indiretti. Tra le misure della spending review è infatti prevista la cessione di caserme, impianti, stabilimenti oggi off limits. Ma se in altre regioni a fare cassa sarà lo Stato, attraverso la vendita a terzi, nell’isola l’articolo 14 dello Statuto speciale impedisce questa procedura. E ne fissa invece un’altra. Stabilendo il passaggio dell’intero patrimonio alla Regione. Strade. Tutto ciò apre la via a diverse possibilità. In primo luogo, dismissioni più rapide dei beni già inseriti nei protocolli Roma-Cagliari. In secondo luogo, messa all’asta di fabbricati a aree con drenaggio di risorse fresche. In terzo, l’inizio delle bonifiche. E, poi, contratti di concessione per l’affidamento a privati di tratti di litorale da riconvertire per il turismo, permute con altri edifici per uso a scopo civile da parte dell’amministrazione sarda e dei Comuni (questi ultimi potrebbero subentrare in una quantità di situazioni). Insomma: nuovi scenari. Con depositi munizioni che diventano loft e trattorie. Camerate trasformate in ostelli. Capannoni riutilizzati come bar, ristoranti, hotel. Idee. «Non so se davvero si riuscirà a farà cassa, l’isola potrà tuttavia ottenere parecchi benefici, diretti o indiretti», rileva il sardista Paolo Maninchedda, presidente della commissione autonomia. «È una ricchezza immensa e dobbiamo farla nostra», spiega Gianni Aramu, ex responsabile dell’Ufficio servitù militari per il consiglio regionale, oggi membro della commissione paritetica con la Difesa. Che aggiunge: «Come risulta dal censimento che abbiamo fatto all’epoca della giunta Soru, qui si fa riferimento a centinaia di ettari e a edifici vasti decine di migliaia di metri quadrati». Stime. Un patrimonio immenso. Difficile da valutare sul versante economico in questa fase. Ma che a ogni modo assomma a svariati miliardi. I siti al centro di questa possibile massa di trasferimenti, censiti di recente, sono in tutta l’isola 466. Hanno le tipologie più diverse: si va da semplici strade di collegamento a interi isolati urbani che comprendono centinaia di stabili e fabbricati. Tra loro, non rientrano i poligoni di Quirra, Teulada e Capo Frasca, che oggi seguono per il ridimensionamento la differente strada tracciata in commissione Difesa dal parlamentare pd Gian Piero Scanu. Ma l’insieme di tutti gli altri beni fa capire come l’ostacolo della revisione di spesa può trasformarsi in una opportunità. «Sempre che ci siano però la volontà e la forza politiche di portare sino in fondo la battaglia con lo Stato per far cambiare in maniera definitiva la proprietà», rimarcano diversi esponenti del centrosinistra. Disposizioni. Per capire meglio, è meglio partire dall’articolo 14 dello Statuto. Dice infatti la norma: «La Regione, nel suo territorio, succede nei beni e nei diritti patrimoniali dello Stato di natura immobiliare e in quelli demaniali, escluso il demanio marittimo. I beni e i diritti connessi a servizi di competenza statale e a monopoli fiscali restano allo Stato, finché duri tale condizione. Gli immobili che non sono di proprietà di alcuno spettano al patrimonio della stessa Regione». Valutazioni. «I nuovi sviluppi si collegano alle norme di attuazione sul demanio, da me fortemente volute nel 2006, che poi divennero un decreto legislativo _ dice Maninchedda – Ora occorrerebbe procedere a un altro censimento e definire le questioni pendenti, come gli insediamenti a Sant’Elia e la caserma Ederle a Cagliari». «Ma è soprattutto necessario riappropriarsi di tutte le altre aree militari che devono passare al patrimonio regionale», conclude sul punto l’esponente del Psd’Az, sostenendo che il riutilizzo dei fabbricati in particolare lungo le coste eviterebbe «altro consumo di suoli e territori», concetto caro da sempre all’ex governatore e ora rilanciato in vista delle odifiche al Ppr. Precedenti. Con i governi nel tempo ci sono già state intese formali. Nel 2006 tra Soru e il sottosegretario Casula. Nel 2007 col ministro Parisi. E nel 2008 con Gianni Letta, sempre all’epoca della giunta di centrosinistra. Con gli accordi è stato previsto il trasferimento alla Regione di decine di siti, sul passaggio di molti dei quali tuttavia esercito, marina e aviazione fanno ancora opposizione. A questi se ne possono adesso aggiungere nuovi. Fra passati di mano e no (a parte i casi eclatanti dell’ex arsenale e dell’ospedale militare alla Maddalena), figurano ville liberty, palazzine, magazzini:tutti lungo i litorali o in importanti centri urbani. Come Cagliari, Iglesias, Flumini, Guspini, Villaputzu. E, ancora, stabili a Siliqua, Gonnesa, Gairo, Bosa, Macomer, Oristano, Santa Giusta, Solarussa, Cabras, Sassari, Alghero, Olbia, Golfo Aranci. Lotta. «È dai tempi di Mario Melis presidente della Regione e di De Magistris sindaco di Cagliari che si procede verso questi risultati», commenta Aramu. Che aggiunge: «Solo nel capoluogo dell’isola saranno presto destinati a uso civile metà dell’area della Fiera, mezza piazza Marco Polo, quasi tutto viale Colombo, aree della Scafa e della Plaia. Poi sarà la volta del colle di Sant’Elia e di centinaia d’altri siti. La Regione li potrà cedere ai Comuni, darli in concessione, venderli. A ogni modo, sarà una grandissima ricchezza». ©RIPRODUZIONE RISERVATA