di Gabriele Rizzardi wROMA Alla vigilia dell’ultimo giorno utile per pagare la prima rata senza sanzioni, Maroni lancia la guerra all’Imu e annuncia che i sindaci leghisti violeranno il patto di stabilità. Gianfranco Fini raccoglie invece l’appello del premier e assicura che se Pd e Pdl la smettono di litigare, la riforma del lavoro potrà diventare legge entro due settimane. Riuscirà Monti ad arrivare al decisivo Consiglio Europeo di fine mese con almeno una parte dei “compiti” fatti e senza correre il rischio di perdere punti? «Le resistenze sono tante e su tutto. Ma le supereremo» dice, dopo l’approvazione del decreto sviluppo, il ministro Corrado Passera. Nel governo, insomma, non manca l’ottimismo. Molto dipenderà anche dai risparmi che il ministro della Funzione Pubblica, Patroni Griffi, riuscirà a realizzare con il pacchetto spending review del quale oggi si comincerà a discutere con le categorie interessate. La riforma del lavoro. Monti ha chiesto a Bersani e Alfano di metterlo nelle condizioni di poter esibire al Consiglio Ue le nuove regole decise dall’Italia per rivitalizzare il mercato del lavoro e Gianfranco Fini prova a dargli una mano. «La riforma può essere legge entgro il 28 giugno a condizione che Pdl e Pd, contrariamente a quanto accaduto fino ad oggi, ne condividano la necessità. Non ci sono infatti ostacoli né procedurali né regolamentari. E’ solo una questione di volontà politica» scrive il presidente della Camera in una nota. Il presidente dei deputati del Pd, Dario Franceschini, spiega che la data del 28 giugno può essere rispettata a patto che il governo «vari entro questa settimana un decreto che risolva la questione degli esodati». Elsa Fornero troverà le risorse necessarie? A Palazzo Chigi fanno sapere che il ministro è già al lavoro e che per martedì prossimo (giorno in cui riferirà al Senato) potrebbe fornire i dati corretti circa la platea di lavoratori che sono rimasti senza lavoro e senza pensione. Le resistenze maggiori ad accelerare i tempi di approvazione arrivano dal Pdl. Fabrizio Cicchito fa notare che i lavori parlamentari non possono essere cambiati su «ordine del governo» e spiega che se Monti aveva fretta poteva scegliere la strada del decreto. E comunque, il partito di Berlusconi non rinuncerà a chiedere maggiore flessibilità in entrata. Maroni va alla guerra. «La Lega, con il suo “No Imu Day” dà il via a una protesta concreta e istituzionale che si rafforzerà in autunno, quando i sindaci del Carroccio violeranno il Patto di Stabilità». Il via alla guerra istituzionale contro l’Imu parte da Verona, dove Roberto Maroni annuncia che le Regioni della “padania” si faranno carico degli esodati e delle 330mila famiglie che Monti «ha messo in mezzo a una strada» e poi illustra le mosse studiate dai sindaci del Carroccio per protestare contro il governo. Alcuni metteranno l’Imu allo 0 per cento e quindi non la faranno pagare, altri la pagheranno loro al posto dei cittadini ma ci sono anche sindaci che, per protesta, non approveranno il bilancio. Le iniziative, insomma, sono tante. «L’obiettivo è la cancellazione o la revisione del Patto di Stabilità che strozza i Comuni e danneggia i cittadini» spiega l’ex ministro dell’Interno, che lascia a Bossi il compito di minacciare la «secessione» e getta un’esca ad Angelino Alfano: «Se il Pdl voterà contro il decreto sviluppo, la Lega riprenderà a parlare con l’ex alleato». Ma a dare un dispiacere a Maroni ci pensa il sindaco di Verona, Flavio Tosi: «Sono contro l’Imu ma non invito a non pagarla. L’invito all’obiezione fiscale lo fai se dai anche gli strumenti di difesa. Mandare allo sbaraglio la gente è scorretto». ©RIPRODUZIONE RISERVATA