Giuliano Amato, nella sua veste di presidente dell’Istituto dell’enciclopedia italiana, interverrà questa mattina, alle 11, a Sassari. In questo caso parteciperà alla cerimonia per la consegna a due giovani laureati dell’isola del premio bandito dal Banco di Sardegna per ricordare la figura dell’ex presidente della Repubblica sassarese Francesco Cossiga. La manifestazione si svolgerà nella sala Siglienti della direzione generale dell’istituto di credito, in viale Umberto. L’ex premier Amato è infatti presidente anche della commissione in quest’edizione dell’iniziativa. Della commissione fanno parte anche i docenti universitari Pietro Ciarlo, Piero Pinna, Francesco Sitzia, Aldo Berlinguer. I premi Cossiga sono andati ex aequo ad Andrea Mura e a Gian Marco Solas per una specializzazione in diritto costituzionale. Entrambi si sono laureati a Cagliari e attualmente frequentano master e corsi di specializzazione in Italia e all’estero. di Pier Giorgio Pinna wINVIATO AD ALGHERO Giuliano Amato, appena sbarcato, attacca con una battuta ironica rivolta alla piccola folla di giornalisti, fotografi e cameraman che l’attendono davanti a Casa Manno: «Come mai tanto interesse per la storia del XIX secolo?». E a chi gli fa notare che in realtà il suo arrivo in terra catalana può costituire un modo per parlare della crisi di oggi partendo proprio dall’Unità d’Italia e dalla figura dell’illustre politico-letterato algherese nella cui abitazione restaurata si aggira, Amato replica col consueto aplomb: «Non vedo dove stia il problema: il nostro Paese sta saldamente in Europa, le elezioni si terranno nella data prevista il prossimo anno, non c’è un’alternativa al governo Monti, nessuno pensa di cambiare il guidatore in corsa». Accenni solo di sponda, invece, al ballottaggio del 24-25 tra Francesco Marinaro e Stefano Lubrano per la conquista della poltrona di sindaco ad Alghero. E neanche uno alla questione delle (restituite) indennità ai consiglieri regionali oppure alla relazione che lui stesso è stato incaricato di predisporre circa i finanziamenti ai partiti. Del resto, la due-giorni in Sardegna del primo dei professori chiamato al governo del Paese sull’orlo della bancarotta, e da allora sempre in pista come super tecnico, non aveva un carattere legato alla campagna elettorale. Così la presenza accanto a lui dell’assessore regionale Sergio Milia, del commissario straordinario del Comune Michele Casula, dell’ex primo cittadino Marco Tedde, dell’ex senatore Valentino Martelli, di Emilio Floris e Aldo Accardo (Fondazione Siotto) ha avuto semplicemente un significato di carattere istituzionale. Così come quella del rettore di Sassari, Attilio Mastino, e di tanti esponenti del mondo culturale sardo chiamati a raccolta a teatro e nella casa dell’illustre storico catalano che operò tra il Piemonte della Restaurazione e la prima Italia liberale. Lei, presidente, stempera la polemica politica: eppure, su scala nazionale il centrodestra perde terreno e Grillo avanza. È proprio sicuro che non ci saranno contraccolpi sul governo? «Il movimento Cinque Stelle di Grillo, che mi dite accreditato nei sondaggi del 20% e nel voto qui ad Alghero quasi del 10%, certo si fa interprete di un disagio che gli italiani sentono soprattutto per via della situazione economica. La politica, di fronte a queste difficoltà, è vista come prima responsabile di tutto. I partiti, che a causare questo stato di sclerosi ci hanno messo del loro, dovrebbero fare almeno due cose». Quali, esattamente? «Dare almeno la sensazione che d’ora in poi sono intenzionati a ricercare persone competenti per le cariche pubbliche. E poi fare in modo che gli orientamenti di governo e legislativi nascano e vengano comunicati in parlamento e nelle altre sedi istituzionali, non a Ballarò o in altre trasmissioni televisive». Così, a 150 anni dall’Unità, la salute dell’Italia non è proprio al massimo? «E chi lo sarebbe al suo posto avendo compiuto un secolo e mezzo? È raro portare bene 150 anni. Ma devo dire che nelle varie epoche il nostro Paese, quando si è trovato in condizioni di estrema gravità, è sempre riuscito a risalire la china e a tornare in cima. All’inizio era una nazione con tantissimi analfabeti e persone in condizioni miserande, oggi resta una delle più industrializzate del mondo. Ed ecco perché penso che, pure stavolta, potrà superare le difficoltà». Ma le manifestazioni per l’Unità d’Italia si sono davvero rivelate agganciate alla realtà di oggi? «Direi di sì: magari non tutti le hanno apprezzate, ma tanti rappresentanti delle ultime generazioni hanno ben interpretato questo momento. Un’infinità di ragazze e ragazzi, per esempio, ha ritrovato le proprie radici storiche attraverso lavori e opere multimediaali che hanno ricostruito le vicende di numerose famiglie italiane». Il significato della sua presenza nell’isola s’inquadra in un contesto del genere? «Di sicuro: se Giuseppe Manno non è stata una figura tra le principali che hanno portato all’Unità, il suo ruolo in Sardegna e in Italia è stato comunque di estremo rilievo: se l’Italia è cambiata, lo dobbiamo proprio a personaggi come lui. Un domani, poi, completerò il programma dei festeggiamenti con la visita a Caprera, dove a Forte Arbuticci si sta allestendo il museo dedicato all’azione svolta dal generale non nel suo Paese ma nel resto del mondo». Quali evoluzioni intravede nel quadro politico? «Il trambusto investe maggiormente il centrodestra. La Lega si ritrova in una posizione non semplice da gestire. Emergono nuovi rapporti tra i cattolici, che rimangono comunque da definire. Insomma, ci sono evidentemente “lavori in corso”. Ma francamente non vedo effetti che possano riflettersi sul governo Monti». ©RIPRODUZIONE RISERVATA