02 febbraio 2012 —
pagina 06
sezione: Sardegna
SASSARI. La storia di Fiume Santo in vendita i sindacati la conoscono a memoria. Perchè E.On ha fatto intendere da tempo che vuole lasciare, anche se non sono state comprese fino in fondo le motivazioni dellabbandono di un sito che - invece - fa gola a altre società. E ora che le indiscrezioni raccontano dellinteressamento di Eni e Edison, la partita si riapre.
«Siamo favorevoli a una nuova proprietà - hanno spiegato ieri Massimiliano Muretti della Filctem-Cgil, Giuseppe Buia della Flaei-Cisl e Alberto Quadu della Cisal-Federenergia - e le voci di un passo avanti di Eni e Edison non ci preoccupano. Anzi, dimostrano che le idee espresse da E.On sono folli». E Giovanni Tavera della Uilcem-Uil aggiunge: «Lattenzione dellEni non ci meraviglia, anzi appare quasi scontata visto lannunciato scorporo di Snam rete-gas dal cane a sei zampe. Lidea che un soggetto industrialmente solido, conosciuto, e anche italiano - come lEni - possa essere interessato al polo di Fiume Santo sembra una buona notizia. Anche se poi resta qualche perplessità per il progetto che vede impegnata Eni Power con la centrale a biomasse da 40 Mw inserita nel progetto della chimica verde a Porto Torres».
Apertura, quindi, al ragionamento della vendita della centrale di Fiume Santo, purchè si tratti di soggetti credibili e vengano rispettati gli accordi. Che vuol dire investimenti, posti di lavoro e ambiente.
Domani in centrale si svolgerà una assemblea di tutto il personale per decidere quali iniziative intraprendere contro le decisioni di E.On che ha annunciato 24 esuberi nei primi sei mesi del 2012 e 80 alla chiusura dei gruppi 1 e 2 che dovrebbe avvenire nel 2013.
«E.On non ritiene redditizio investire sul carbone - hanno detto Muretti, Buia e Quadu - e per il mercato dellenergia prevede scenari apocalittici in tutta Europa. La conseguenza? Investire in Brasile sulle fonti tradizionali, lItalia e lEuropa vanno bene solo per prendere, per sfruttare la legislazione favorevole sulle fonti rinnovabili. Troppo comodo. Noi siamo stati disponibili al confronto, ma su questo non ci stiamo. Se lazienda vorrà parlare con noi di investimenti, miglioramento degli impianti e dellefficienza siamo pronti da subito. Gli altri presupposti sono irricevibili».
I sindacati ritengono assurdo che E.On abbia prodotto i risultati di un rapporto di un impianto belga per evidenziare che la centrale di Fiume Santo ha costi di gestione e funzionamento superiori. Una mossa per cercare di giustificare la riduzione del personale.
«Sostanzialmente E.On ha decretato, a livello centrale, tagli per milioni di euro - ha sottolineato Giovanni Tavera - con il blocco degli investimenti e tagli nelle commesse per lindotto, mettendo in discussione anche la sicurezza del lavoro. Se non vuole più investire nel territorio, E.On si faccia da parte. Venda e consenta lo sviluppo di un polo energetico strategico come quello di Fiume Santo».
Le organizzazioni sindacali sperano di avere al loro fianco le istituzioni locali: «Dallaltra parte del mare, in Liguria, la Tirreno Power affronta il tema in maniera diametralmente opposta: costruzione di un nuovo gruppo a carbone e investimenti per rifare quelli esistenti. Per andare avanti, non per tornare indietro».
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Gianni Bazzoni