ARCHIVIO la Nuova Sardegna dal 1999

Frequenze, dossier caldo

 ROMA. Il governo sta approfondendo il tema, come ha ribadito anche l’altro ieri il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera. Ma è certo che il “beauty contest”, cioè l’assegnazione gratuita di sei frequenze per la tv digitale terrestre resta uno dei dossier caldi all’attenzione dell’esecutivo.
 Pd, Idv e Fli premono per arrivare a un’asta, che porterebbe nelle casse dello Stato ingenti risorse (le stime variano dai 2 ai 16 miliardi) e potrebbe quindi contribuire ai saldi della manovra, ipotesi sulla quale anche la Lega si è detta pronta a votare. Resta ferma, tuttavia l’opposizione del Pdl.
 La commissione tecnica che deve decidere sull’assegnazione, nominata dall’ex ministro Paolo Romani, intanto è al lavoro per valutare i requisiti dei nove contendenti: la pratica - salvo sorprese - potrebbe essere chiusa entro fine anno.
 Dopo il colpo di scena dell’uscita di Sky che, dopo aver presentato ricorso al Tar si è chiamata fuori, contestando «i tempi troppo lunghi» e le regole che «oggettivamente favoriscono i concorrenti già presenti sul mercato» come Rai e Mediaset, sulla procedura pesano anche i ricorsi presentati sempre al Tar anche da Rai e Telecom Italia Media, che saranno discussi il 13 dicembre.
 La tv pubblica, Mediaset e Ti Media sono in lizza per i due multiplex destinati ai soggetti già presenti sul mercato. 3 Italia, Canale Italia, Prima Tv e Europa 7, dopo l’uscita di Sky, restano gli unici concorrenti in lizza per i tre blocchi destinati ai nuovi entranti. Ti Media è invece la sola in gara per il canale per lo standard di nuova generazione del digitale terrestre DVB-T2.
 Il procedimento del “beauty contest” scelto dall’Italia per evitare la procedura d’infrazione avviata dall’Unione europea per alcune norme della legge Gasparri ha avuto il via libera di Bruxelles, che si è riservata di verificare, all’esito della gara, il “pieno rispetto” delle norme europee e la reale apertura del mercato.
 Ieri è apparso su Twitter un falso messaggio da un account fasullo del ministro Passera, che escludeva ulteriori rinvii dell’asta, mentre la posizione del Governo rimane quella espressa più volte, cioè di un approfondimento del tema, senza che sia stata presa però ancora alcuna decisione.
 E sulla vicenda nella serata di ieri ci ha messo una battuta al curaro il leader dell’italia dei valori, Antonio Di Pietro. «Monti ha garantito a Berlusconi che non avrebbe messo all’asta le frequenze televisive» ha infatti detto Di Pietro durante un incontro con i ricercatori italiani alla University College of London.
 Cioè, tra il Cavaliere e Monti esisterebbe un accordo politico segreto che favorirebbe l’impero televisivo del Biscione.