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«Premier indagato? Non sembra un’ipotesi»

 ROMA. L’improvviso impegno a Bruxelles che cancella l’interrogatorio sul presunto ricatto, l’ipotesi che all’audizione senza gli avvocati di fiducia si sostituisca un memoriale. Davanti alle ultime mosse di Silvio Berlusconi il procuratore capo di Napoli Giovandomenico Lepore ostenta cautela e resta soprattutto più che prudente di fronte alla eventualità che nell’inchiesta che ha portato all’arresto di Gianpaolo Tarantini e la moglie Angela Devenuto la posizione del premier possa cambiare, passando da quella di persona offesa a quella di indagato per corruzione: «Non sembra una ipotesi» taglia corto. Ma aggiunge: «Dipende da quello che dirà lui e se ce lo dirà, non è che noi ci svegliamo la mattina e decidiamo di mettere sotto processo questa o quell’altra persona».
 Non si scompone, Lepore, neppure davanti alla possibilità che il presidente del Consiglio scelga di inviare una memoria per chiarire la natura del suo legame con l’imprenditore barese, la moglie Nicla e il direttore dell’Avanti Valter Lavitola (ancora latitante), accusati di estorsione ai suoi danni, e soprattutto le ragioni che negli ultimi mesi hanno determinato i ripetuti versamenti in contanti che, secondo i pm, sono il prezzo del ricatto. Soldi, sostiene l’accusa, in cambio della richiesta di patteggiamento nel processo sulle escort, per evitare che intercettazioni imbarazzanti finiscano sulla stampa e per confermare la finora unica versione di Tarantini: il premier non sapeva che le donne che nel 2008 allietavano le feste nelle sue residenze erano pagate. Se Gianpi cambiasse il suo racconto, Berlusconi potrebbe ritrovarsi indagato dai pm di Bari per favoreggiamento della prostituzione.
 «Non mettiamo il carro davanti ai buoi. Vediamo di cosa si tratta, leggiamo cosa c’è scritto e poi valutiamo» dice Lepore a proposito del memoriale. Del resto, un’altra ipotesi circola: che il premier possa schivare l’interrogatorio non solo opponendo impegni istituzionali, ma anche negandosi in quanto imputato a Milano per reato connesso nel processo per il Rubygate. A questo, sembra, starebbe lavorando tra l’altro l’avvocato-deputato Niccolò Ghedini. La possibilità che il premier si presenti davanti ai pm appare dunque sempre più remota e, del resto, si sottolinea in ambienti del centrodestra, nessuno può obbligarlo, e se si arrivasse alla richiesta di accompagnamento coatto, la misura dovrebbe passare attraverso la Giunta per le Autorizzazioni, dove la maggioranza è solida. C’è poi un altro rischio: se durante l’audizione il premier raccontasse fatti in contrasto con le prove raccolte dagli inquirenti potrebbe profilarsi l’ipotesi di falsa testimonianza o meglio, in questa fase, di «false informazioni al pm». Uno scenario complesso, mentre la nuova valanga è in arrivo da Bari, dove questa settimana (forse giovedì, forse prima) sarà notificato agli indagati (da dieci a quindici) l’avviso di conclusione delle indagini per lo scandalo escort. «Una bomba» lo definiscono Tarantini e Lavitola nelle conversazioni intercettate durante l’inchiesta di Napoli, e le prime indiscrezioni annunciano la trascrizione non solo di telefonate su caratteristiche fisiche e attitudini delle ragazze, ma anche commenti su figure pubbliche che potrebbero avere pesanti ricadute sui rapporti internazionali, come una frase a dir poco greve (ammesso sia mai stata pronunciata) sul cancelliere tedesco Angela Merkel. (m.r.t.)

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