ARCHIVIO la Nuova Sardegna dal 1999

Tifosi inferociti: «Disertiamo gli stadi»

 ROMA. Il mondo del calcio è in ebollizione, tifosi uniti dal Nord al Sud contro lo sciopero dei calciatori, pronti ad un sensazionale controsciopero: disertare gli stadi. Tutti uniti nella protesta: «Chi ci rimborsa i voli per Cagliari?», tuona da Milano Andrea Brambilla». «Nessuno - gli spiegano da Napoli - perchè i biglietti li compriamo noi, mica ce li pagano le società».
 Da Genova la tifoseria rossoblù si esprime a mezzo di comunicato stampa: «Noi che siamo cassintegrati con famiglia a carico ci vediamo insultati da gente baciata dalla fortuna. è lo sciopero degli indegni del pallone». Concludono i tifosi dell’Atalanta e del Palermo con due striscioni identici, esposti a caratteri cubitali: «Sciopero vergognoso» e «voi in villa a scioperare, noi in cantiere a lavorare». Insomma una protesta generale, con provocazione finale: se non arriva subito la pace e si torna in campo, i tifosi non vanno più allo stadio. I tifosi intendono lo sciopero dei calciatori come uno schiaffo, ci vorrà tempo e pazienza per ricucire lo strappo tra le parti.
 La rabbia è rivolta soprattutto contro i giocatori, giovani ricchi e viziati, furbi ad atteggiarsi professionisti ma, quando vanno fuori rosa, ad indossare i panni di un operaio a mille euro al mese. Diventano così i disoccupati più pagati al mondo che non intendono pagare la tassa di solidarietà prevista dal governo per scongiurare la crisi del Paese. Nel mondo del calcio è in atto una guerra tra l’Aic, il sindacato dei calciatori, e la Lega di serie A, composta dai venti presidenti divisi tra grandi e piccole società.
 «Mi dispiace che le aspettative dei tifosi siano state tradite, ma non ci siamo fermati per un capriccio, sono stati i presidenti di società a volere lo stop del campionato», chiarisce Damiano Tommasi, leader del sindacato calciatori. «Ora c’è il rischio che la Lega costringa i calciatori ad uno sciopero ad oltranza per colpa del suo atteggiamento assurdo, incomprensibile e inaccettabile. Ho la sensazione che la Lega voglia rompere con tutto il sistema calcio non solo con i calciatori».
 Le Lega, però, è divisa. Il fronte delle colombe cresce: Roma, Napoli, Fiorentina, Palermo, Parma, Siena, Bologna e Cagliari daranno battaglia nell’assemblea di Lega di giovedì prossimo, pronte a firmare un accordo ponte e ad affrontare in seguito il futuro del calcio italiano. Cellino, il più chiaro e combattivo, chiede le dimissioni di Beretta, il suo presidente, «perchè si è dimostrato incapace. Non lo riconosco più come mio presidente, lui fa altri lavori, se deve gestire la Lega in questo modo è meglio che se ne vada a casa». Sulla stessa linea Diego Della Valle, che propone l’istituzione di una Consob del calcio e invita i presidenti a individuare rapidamente uno staff di manager di prim’ordine capace di scrivere nuove regole per evitare il definitivo declino del calcio italiano. Il vulcanico De Laurentiis non le manda a dire: «Si Sappia che ci sono presidenti di serie A, professionisti del pallone, nel senso che non hanno altre attività, vivono dai proventi dei diritti televisivi. E lottano per restare attaccati a questi privilegi, proprio come i calciatori».
 La domenica degli stadi chiusi registra l’iniziativa del presidente federale Giancarlo Abete: oggi incontrerà separatamente Tommasi e Beretta. «Occorre una tregua», dice. La replica dei tifosi fiorentini è pungente: «Smettiamo di tifare per c... coi milioni». Poche le contestazioni dove si sono giocate le amichevoli, i tifosi restano all’erta, pronti ad organizzare lo sciopero del silenzio, niente stadi e niente tv accese alla ripresa del torneo.
- Costanzo Spineo