25 luglio 2011 —
pagina 04
sezione: Sardegna
CAGLIARI. La mesa degli indipendentisti sardi preparava un G8 alternativo, un«assemblea internazionale delle nazioni senza Stato» e dei «popoli colonizzati» da realizzare a Olbia, in due ex case cantoniere che la Provincia si era dichiarata disposta a concedere. Pochi giorni dopo che il vertice dei grandi venisse trasferito da La Maddalena a LAquila i leader delle organizzazioni avrebbero incontrato il prefetto di Sassari per chiedere lautorizzazione: lappuntamento era fissato per il 23 aprile 2009. Bruno Bellomonte ha partecipato al progetto, era uno dei riferimenti politici principali di A Manca pro sIndipendentzia. Ma tutto doveva risolversi in una manifestazione pubblica: a sostenerlo, rispondendo alle domande dellavvocato Gianfranco Sollai, è stato Bustiano Cumpostu, leader di Sardigna Natzione, chiamato a testimoniare dalla difesa di fronte alla corte dassise di Roma dove Bellomonte è imputato con altre cinque persone di associazione eversiva come fiancheggiatore delle Nuove Bierre-Ncc per aver progettato un attentato al G8 insieme al presunto capo Bierre Luigi Fallico, morto in carcere il mese scorso, servendosi di un piccolo velivolo telecomandato che avrebbe dovuto «bombardare» il padiglione dove dovevano riunirsi i capi di Stato.
Cumpostu ha riferito ai giudici dei suoi rapporti con Bellomonte («solo politici») e ha illustrato, con copie di lettere e documenti, che cosa la Mesa era impegnata a organizzare: «Il progetto era in fase avanzata - ha spiegato Cumpostu, parlando per una volta in perfetto italiano - avevamo la sede dellassemblea e alcune strutture si erano rese disponibili a ospitare i delegati stranieri, invitati da me con messaggi email e lettere». Cera anche un documento elaborato in più lingue, il cui testo era stato concordato fra i vari movimenti indipendentisti allhotel Isa di Oristano: «Abbiamo convocato anche una conferenza stampa, è tutto pubblico» ha precisato Cumpostu. Al di là dellassemblea, la sola «azione eclatante» ipotizzata doveva partire dallaeroporto di Figari, in Corsica: «Si era pensato di paracadutarci allinterno dellarea del G8 - ha spiegato Cumpostu - ma poi è rimasto tutto nelle intenzioni». Nessuno ha mai sentito parlare di azioni terroristiche, meno che mai di un attacco aereo da compiersi con un modellino, lazione - stando ai pm Luca Tescaroli e Erminio Amelio - di cui avrebbero discusso Bellomonte e Fallico in una cena al ristorante La Suburra di Roma. Cumpostu ha aggiunto che nessuno, in quella fase, conosceva i confini della zona rossa: «Il progetto prevedeva di riunirci vicino alla sede del G8, quindi a Olbia, nellex cantoniera di Cugnana».
Cristiano Sabino, militante di A Manca, ha confermato punto per punto quanto riferito da Cumpostu: solo una assemblea destinata alle nazioni senza Stato, cui Bellomonte lavorava insieme agli altri esponenti indipendentisti sardi. Sulla possibilità che un militante indipendentista come Bellomonte potesse operare anche allinterno di unorganizzazione vicina alle Bierre, Sabino ha risposto: «A Manca non può avere alcun rapporto con soggetti politici italiani, noi non possiamo essere la succursale di partiti politici esterni alla Sardegna. Se Bellomonte fosse stato vicino alle Bierre sarebbe stato espulso immediatemente, come prevede lo statuto». Interrogato sui rapporti tra A Manca, Bellomonte e lex brigatista algherese Giuliano Deroma, Sabino è stato categorico: «Lo conosciamo tutti ma è fantapolitica pensare che possa aderire ad A Manca, per quello che so di lui. Con Bellomonte poi i rapporti credo che siano pessimi». Il processo va avanti il 19 settembre con altri testi della difesa. (m.l)