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Indipendentisti in difesa di Bellomonte

 CAGLIARI. La mesa degli indipendentisti sardi preparava un G8 alternativo, un’«assemblea internazionale delle nazioni senza Stato» e dei «popoli colonizzati» da realizzare a Olbia, in due ex case cantoniere che la Provincia si era dichiarata disposta a concedere. Pochi giorni dopo che il vertice dei grandi venisse trasferito da La Maddalena a L’Aquila i leader delle organizzazioni avrebbero incontrato il prefetto di Sassari per chiedere l’autorizzazione: l’appuntamento era fissato per il 23 aprile 2009. Bruno Bellomonte ha partecipato al progetto, era uno dei riferimenti politici principali di A Manca pro s’Indipendentzia. Ma tutto doveva risolversi in una manifestazione pubblica: a sostenerlo, rispondendo alle domande dell’avvocato Gianfranco Sollai, è stato Bustiano Cumpostu, leader di Sardigna Natzione, chiamato a testimoniare dalla difesa di fronte alla corte d’assise di Roma dove Bellomonte è imputato con altre cinque persone di associazione eversiva come fiancheggiatore delle Nuove Bierre-Ncc per aver progettato un attentato al G8 insieme al presunto capo Bierre Luigi Fallico, morto in carcere il mese scorso, servendosi di un piccolo velivolo telecomandato che avrebbe dovuto «bombardare» il padiglione dove dovevano riunirsi i capi di Stato.
 Cumpostu ha riferito ai giudici dei suoi rapporti con Bellomonte («solo politici») e ha illustrato, con copie di lettere e documenti, che cosa la Mesa era impegnata a organizzare: «Il progetto era in fase avanzata - ha spiegato Cumpostu, parlando per una volta in perfetto italiano - avevamo la sede dell’assemblea e alcune strutture si erano rese disponibili a ospitare i delegati stranieri, invitati da me con messaggi email e lettere». C’era anche un documento elaborato in più lingue, il cui testo era stato concordato fra i vari movimenti indipendentisti all’hotel Isa di Oristano: «Abbiamo convocato anche una conferenza stampa, è tutto pubblico» ha precisato Cumpostu. Al di là dell’assemblea, la sola «azione eclatante» ipotizzata doveva partire dall’aeroporto di Figari, in Corsica: «Si era pensato di paracadutarci all’interno dell’area del G8 - ha spiegato Cumpostu - ma poi è rimasto tutto nelle intenzioni». Nessuno ha mai sentito parlare di azioni terroristiche, meno che mai di un attacco aereo da compiersi con un modellino, l’azione - stando ai pm Luca Tescaroli e Erminio Amelio - di cui avrebbero discusso Bellomonte e Fallico in una cena al ristorante ‘La Suburra’ di Roma. Cumpostu ha aggiunto che nessuno, in quella fase, conosceva i confini della ‘zona rossa’: «Il progetto prevedeva di riunirci vicino alla sede del G8, quindi a Olbia, nell’ex cantoniera di Cugnana».
 Cristiano Sabino, militante di A Manca, ha confermato punto per punto quanto riferito da Cumpostu: solo una assemblea destinata alle nazioni senza Stato, cui Bellomonte lavorava insieme agli altri esponenti indipendentisti sardi. Sulla possibilità che un militante indipendentista come Bellomonte potesse operare anche all’interno di un’organizzazione vicina alle Bierre, Sabino ha risposto: «A Manca non può avere alcun rapporto con soggetti politici italiani, noi non possiamo essere la succursale di partiti politici esterni alla Sardegna. Se Bellomonte fosse stato vicino alle Bierre sarebbe stato espulso immediatemente, come prevede lo statuto». Interrogato sui rapporti tra A Manca, Bellomonte e l’ex brigatista algherese Giuliano Deroma, Sabino è stato categorico: «Lo conosciamo tutti ma è fantapolitica pensare che possa aderire ad A Manca, per quello che so di lui. Con Bellomonte poi i rapporti credo che siano pessimi». Il processo va avanti il 19 settembre con altri testi della difesa. (m.l)