«Desulo» restaurato torna a nuova vita anche in versione dvd


CAGLIARI.Verrà presentato oggi, nella sala della Cineteca sarda, in viale Trieste 126, alle ore 20, «Desulo», un film che Fiorenzo Serra produsse e girò nel 1957 nell'ambito di una serie, «Aspetti della Sardegna» che comprendeva altre esplorazioni geografiche regionali: ad esempio la cultura dell'argilla oristanese, l'Ardia di Sedilo, i pescatori di Alghero e di Castelsardo. Restaurato e pubblicato in Dvd, il filmato è stato l''oggetto" di un master universitario, diretto da Antioco Floris, che, dopo aver analizzato anche in maniera filologica il film, i documenti e le testimonianze sulla sua lavorazione, ha appunto pulito e uniformato la pellicola del 1957, riportandola soprattutto ai colori originali.
Oltre al corso di Storia e critica del cinema della Facoltà di Scienza della Formazione, hanno contribuito al restauro sia la Cineteca sarda che il centro di restauro dell'Università di Udine.
Alla serata, coordinata da Antonello Zanda, direttore del centro di servizi culturali dell'Umanitaria, parteciperanno appunto Antioco Floris e Giuseppe Pilleri (curatore della Cineteca sarda), nonché il preside della facoltà cagliaritana, Gola, i direttori del restauro, Venturini e Sasso, nonché alcuni studenti del master.
Infine, una presenza importante sarà quella del sindaco di Desulo, Gian Luigi Littarru. Perché infatti il paese barbaricino ha avuto un ruolo importantissimo nell'ambito cinematografico regionale. Serra affermò in un'intervista di essere stato in qualche modo impressionato dalla bellezza pittorica e quasi 'vermeeriana" del paese: le case in legno e pietra, i castagni e il verde dei boschi, il bianco della neve, il rosso e il giallo dei costumi femminili, ancora oggi considerati tra i più 'glamour" dell'intera Sardegna.
Quella sorta di Tibet in miniatura era inoltre un luogo isolato - il filmato di Serra si conclude nel cantiere che costruisce la strada per Fonni e Nuoro - ma non turbativo, come poteva essere Orgosolo, peraltro mai filmato fino a quando non arrivò in Sardegna Vittorio De Seta.
In un'epoca in cui le «malattie di petto» - per dirla con la letteratura ottocentesca - erano ancora diffusissime, soprattutto nell'infanzia, le famiglie benestanti del Campidano e dell'Iglesiente passavano le vacanze estive a Desulo, a pensione in qualche famiglia, i cui esponenti maschi avevano magari conosciuto in inverno durante le transumanze dei pastori verso le pianure del sud. E appunto, in molte case, anche oggi, rimangono le testimonianze di quei tempi con certe foto magiche di bambine cagliaritane o iglesienti vestite nel costume locale, magari imbarazzate o a disagio.
Ma già nel 1936, il musicologo e antropologo Gavino Gabriel girava a Desulo nei «Paesi dell'orbace», film apparentemente legato alla modernità produttiva imposta dal regime (si trattava di industrializzare una tipica lavorazione locale a scopo autarchico), ma in realtà basato sulla descrizione di un «mondo a parte», che comprendeva non solo l'intero ciclo della lavorazione della lana di pecora, dal lavaggio alla cardatura, dalla filatura alla tessitura, ma anche finestre sui costumi locali, ad esempio un matrimonio tradizionale.
Il matrimonio - con tanto di «pregunta» teatralizzata magnificamente - ritornerà in un altro titolo, «La corsa della rocca», girato negli anni Cinquanta, e forse troppo teatralizzato, e in un misterioso filmato senza data (ma girato prima nel 1949) in cui un emigrato racconta il proprio paese. L'inizio di una nostalgia del tempo fermo che poi sarà la base anche del più tardo filmato di Serra, in cui si mostra la corriera che, quotidianamente, porta nella piazza la timida globalizzazione dell'epoca: merci e costumi della pianura.
Ma Desulo è anche il luogo principale del celebre documentario della Disney, «Sardinia» (1955), che occupò per ben due anni il regista Amleto Fattori. Ingiustamente malfamato (forse perché facente parte dell'esotismo hollywoodiano) è invece uno straordinario campionario folclorico-antropologico che comprende riti funebri e di guarigione, nonché la solita centralità del lavoro femminile, nei boschi e al telaio artigianale.
Anche solo limitandoci ai primi vent'anni del dopoguerra, la lista dei film sul paese barbaricino è piuttosto lunga, ma, per tornare a Serra, Desulo ritorna sempre, nel suo cinema, come segno di bellezza e di diversità. E curiosamente, anche la carriera del regista, negli anni Sessanta, si chiuse virtualmente con un'emblematica sequenza delle donne in costume che si recano al seggio elettorale. La fine dell'isolamento culturale, la coscienza della nuova epoca e la nostalgia del passato immaginato o sognato dai poeti.

Gianni Olla