Folli notti dei figli di Gheddafi in Sardegna


«M uutaaa chi...? No, mi dispiace: né visto né conosciuto». Oggi qualcuno copia le gag di Abatantuono per negare di avere incontrato in Sardegna Moutassam Gheddafi. Perché certe amicizie, adesso, scottano parecchio. Soprattutto se intrattenute col quarto figlio del colonnello libico: rampantissimo dallo sguardo sognante ma col pallino del turismo, voleva ricreare la Costa Smeralda dalle parti di Leptis Magna.
Altri, più prudenti, ne hanno rimosso tutte le tracce, da Alghero sino a Costa Rey e Villasimius. E tanti altri ancora fanno finta d'ignorare persino che il discendente dell'ex uomo forte di Tripoli, nelle belle estati d'inizio millennio, era di casa nell'isola. Come almeno due dei suoi sei fratelli: la splendida Aisha, 34 anni, studi di legge alla Sorbona, avvocato nel collegio di difesa di Saddam Hussein, e il munifico ex calciatore di serie A nel campionato italiano, quel Saadi, 38 anni, a Perugia ancora celeberrimo per i faraonici regali ai compagni di squadra. Meno frequenti, invece, le scorrerie in terra sarda di altri rampolli dell'ideologo del panarabismo autonominatosi guida unica della Jamahiryya. E mai nessun tentativo di sbarco in Sardegna, né ufficiale né ufficioso, né a Villa Certosa né altrove, da parte del colonnello.
Principi e magnati.Ma è stato sicuramente Moutassam, 36 anni, chiamato semplicemente «il dottore» perché laureato in medicina, a lasciare ricordi indelebili a Porto Rotondo e dorati dintorni. Si, perché, contando sul cambio in petrodollari, Gheddafi junior tra il 2004 e il 2006 è riuscito a distinguersi per le pazze spese nell'ex regno dell'Aga Khan: impresa non facile in un mondo ferragostano popolato da paperoni accomodati su Bentley e Ferrari. Ma «il dottore» non poteva sminuire il proprio ruolo d'enfant prodige: di li a breve l'attendevano in patria la nomina a consigliere per la sicurezza nazionale e addirittura un vertice-lampo con il segretario di Stato americano Hillary Clinton.
Però, a sforzare un tantino la memoria, oggi in Gallura c'è almeno un cameriere maddalenino che ricorda: «Ma dai, ora che ci penso è proprio vero: di notte servivamo agli ospiti della sua suite casse di champagne da 2.400 euro la bottiglia». E un addetto alla reception, in un hotel stellare, non scorda che per un paio di settimane di permanenza «il dottore» e il suo entourage versavano alla casse dell'albergo cheques a quattro zeri che superavano i ventimila euro al giorno. E chi accompagnava Moutassam in quelle sortite? Una corte variopinta, assortita. Ne facevano parte atletiche guardie del corpo (nostrane e libiche), uno 007 di Tripoli con tre cellulari accesi in permanenza che si presentava come segretario particolare del «dottore», una fidanzata giovane e slanciata che soffriva parecchio l'afa dell'isola ed era perciò costretta a indossare succinti vestiti trasparenti. Tutt'attorno, una serie d'immancabili hostess, sorridenti e disponibili, in tempi pre-Ruby non ancora conosciute come escort. Eh già, perché al nostro le donne avvenenti sono sempre piaciute, tanto nella primavera 2004 sul litorale di Fregene sei fotografi erano stati pestati dai gorilla di Moutassam, che era stato sorpreso dagli scatti in compagnia dell'attrice Isabella Orsini.
Nella rovente estate sarda di un paio d'anni più tardi, invece, due gli appuntamenti al top. Il primo promosso dalla contessa Marta Marzotto alla vigilia di Ferragosto: incontro con la stampa italiana a Porto Cervo per tracciare le linee guida del progetto in stile Costa Smeralda da realizzare in Libia.
Nel sontuoso appartamentino del suo albergo, in un'atmosfera satura d'incenso, mentre venivano serviti caviale e champagne, il «dottore» spiegherà: «Certo, non si possono fare paragoni tra diversi tipi di turismo. Ma io ho deciso di spendere il mio nome, a embargo finito, per valorizzare le nostre straordinarie bellezze naturali e archeologiche. Patrimonio in molti casi tutelato dall'Unesco che continuerà a venire preservato».
Rendez vous.Dell'iniziativa s'era poi riparlato nel secondo appuntamento smeraldino, il 16 agosto 2006, al «Libyan Night Party» nel vicino Nickki Beach. Rendez-vous voluto dal ministero per la Cultura di Tripoli e dallo stesso Saadi. Tra gli invitati, mentre il panfilo di Moutassam restava ormeggiato in rada e mentre alcune odalische si esibivano nella danza del ventre, vip, big, uomini e donne dello spettacolo.
Fra gli altri erano stati notati l'attrice Asia Argento, la soubrette brasiliana Lilian Ramos, la congolese-fiorentina Sylvie Lubamba, l'armatrice campana Angela Grimaldi.
Oltre ai tanti amici della Marzotto: la regista Lina Wertmuller, lo scenografo da Oscar Dante Ferretti, la stilista Fiorella Mancini, di nuovo Isabella Orsini. Ospite d'eccezione, persino il principe romano Carlo Giovanelli. A breve distanza, big dell'economia e della finanza evidentemente più interessati alla Costa Smeralda libica che ai balli sulle terrazze fronte mare.
Paure e incertezze.Da allora non si è più saputo quali sviluppi abbiano avuto quei master plan. E si è appreso ben poco pure sui movimenti di Moutassam. Una delle ultime voci sul suo conto era rimbalzata dai Caraibi grazie alla rivista «Rolling Stones»: voleva che avesse pagato compensi da favola a Beyoncé e Usher, due dei grandi interpreti del rhythm & blues, per un concerto tenuto in una festa privata da lui per il Capodanno 2008 sull'isola di St. Bart.
Certo, adesso che nella Jamahiryya è esplosa la guerra civile, se fosse proprio Moutassam il figlio di Gheddafi che si vuole scappato in Venezuela, dovrebbe rivedere tutti i suoi progetti turistici. Magari adattandoli all'isola di Margarita dove si pensa abbia trovato rifugio. Sempre che la battaglia con i fratelli sul patrimonio familiare non lo tagli fuori. E sempre che le sanzioni internazionali decise contro l'intero clan Gheddafi non facciano finire nel freezer tutti i suoi conti con milioni di petrodollari.

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Pier Giorgio Pinna