Il calcio pretesto per guerriglie e goliardate


CAGLIARI. Siamo ultrà, non teppisti. Cosi si difendevano gli Sconvolts dopo che le forze dell'ordine avevano individuato alcuni componenti del gruppo come gli organizzatori dei disordini davanti a casa Soru e di un successivo tentativo di attentato con molotov nel gennaio 2008.
Viaggia su questo doppio binario, fra legalità e violenza inaudita, la storia del gruppo ultrà cagliaritano. Appunto gli Sconvolts, ultimi, superstiti, eternauti dell'ala dura della tifoseria cagliaritana. Basti pensare che appena sabato, prima della partita contro la Juventus, gli altoparlanti del Sant'Elia hanno diffuso la canzone «Generale» di De Gregori. L'omaggio della società Cagliari Calcio a Valery Melis, caporal maggiore dell'Esercito morto dopo una missione in Kosovo. Valery è stato uno «sconvolt», ed è inevitabilmente un simbolo, un'icona di quella curva. La Nord infatti ha applaudito e, contemporaneamente esposto un lungo striscione: da 24 anni siamo gli stessi, senza chiedere permessi. Ricordando cosi il compimento del 24º compleanno degli Sconvolts, nati il 6 febbraio del 1987, ma sottolineando anche la polemica accesa con le forze dell'ordine e con il ministro Maroni per l'istituzione delle tessere del tifoso. Un modo, secondo gli ultrà, per procedere alla schedatura della curva. Una tessera che viene rifiutata senza se e senza ma.
Gli Sconvolts hanno collezionato nel loro quarto di secolo di vita una serie di episodi non certo lusinghieri. Nel profilo Facebook, peraltro contestato da una parte degli ultrà stessi, si racconta candidamente che il salto di qualità del gruppo è avvenuto nel 1990, vedendo in azione gli hooligans inglesi e olandesi al seguito delle proprie nazionali ai mondiali di calcio in Italia. Furono proprio i tifosi violenti inglesi a distinguersi nelle vie di Cagliari, come raccontato nitidamente da Bill Buford nel suo libro: «In mezzo ai selvaggi». Buford si mischiò agli hooligans per un paio d'anni, spacciandosi per uno di loro e beccandosi anche lui una sonora legnata in via della Pineta a Cagliari, quando la polizia chiuse la mandria dei supporter inglesi che volevano spaccare vetrine e rompere le scatole ai passanti, riconducendoli a più miti consigli.
Quella esperienza, evidentemente, ha formato una parte degli Sconvolts. Quelli che hanno sempre viaggiato borderline, fra la scusa del tifo e la violenza pura. Con invasioni nel campo della politica. Gli estremisti, in Inghilterra come in Italia, amano mischiarsi con le tifoserie ultrà per creare disordini. Scontri violenti gli Sconvolts ne hanno avuto parecchi. Basti ricordare le guerriglie a Venezia lungo le calli e a Napoli, vicino alla stazione di Fuorigrotta. In casa, insomma, di tifoserie accerrime rivali. O l'invasione di campo, prima dell'inizio della partita, sul terreno di Ancona, altro nemico giurato.
Poi c'è la guerra infinita con il Milan. Una volta i tifosi rossoneri invasero il campo a Cagliari e rubarono uno striscione. La rappresaglia fu confezionata da un ultrà fra i più scalmanati. Andò a Milano e di notte entrò in una sede di club rossonero, rubando uno striscione che fu esposto come un trofeo in curva Nord la domenica successiva.
Goliardata, si dirà, che stride con quanto avvenuto nel torneo di serie B 2002-2003, quando uno degli Sconvolts entrò in campo durante Cagliari-Messina e prese a pugni il portiere siciliano Manitta. Il campo fu squalificato per tre giornate, poi ridotte a due, e il Cagliari giocò contro Salernitana e Sampdoria a Tempio. Oppure l'aggressione di alcuni Sconvolts agli studenti messinesi, scambiati per tifosi del Catania, in una domenica del 2009 in cui il Cagliari doveva ospitare appunto gli etnei. Fu la goccia che fece traboccare il vaso. La polizia chiuse la sede del gruppo ultrà, un sottano di via Collegio.
Ora gli Sconvolts sono senza sede, ma sempre vivi. Spesso più amati che sopportati dai giocatori rossoblù. Il cagliaritano verace Andrea Cossu ha il simbolo degli Sconvolts tatuato in un polpaccio. Robert Acquafresca dopo aver segnato, sabato, si è arrampicato a salutare la curva Nord. I calciatori sollecitano cosi il tifo buono degli ultrà. Qualche testa calda, invece, va fuori giri.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Luisa Satta