Le molte anime del mondo che sogna un'isola-nazione


SASSARI.Le prime fiammate indipendentiste si levano, improvvise, tra le macerie della seconda guerra mondiale. È il 1943 quando Bastià Pirisi, vecchio militante del Partito Sardo d'Azione, invita inutilmente Emilio Lussu a mettersi a capo di un'insurrezione che, in quegli anni confusi e difficili, porti all'indipendenza della Sardegna. La Lega Sardadi Pirisi, che ha nel giornale La Voce di Sardegna il suo organo ufficiale, approda alle elezioni del 2 giugno 1946 con molte speranze. Ma ottiene solo diecimila voti. Cosi, la fiammata indipendentista rapidamente si spegne. E non ha vita più lunga il Partito comunista di Sardegna, fondato da Giovanni Antioco Mura, Antonio Cassitta ed Efisio Caria.
Negli anni Cinquanta e Sessanta matura il disegno politico e culturale di Antonio Simon Mossa. Architetto, giornalista, poeta e scrittore, Mossa ha frequenti e intensi contatti con la Catalogna, la Corsica, i Paesi Baschi, la Scozia e il Galles. Uomo dotato di straordinaria sensibilità e intelligenza, percepisce il rischio che si stia indebolendo progressivamente l'identità sarda, intesa come una comunità con storia, lingua e cultura propria. Parla apertamente di «colonialismo italiano» e vede come opzione politica l'indipendenza dell'isola nell'ottica di una federazione europea di nazioni senza stato. Pur militando nel Psd'Az, nel 1964 Antonio Simon Mossa fonda, insieme a Giampiero Marras, il Muimentu Indipendhentistigu Revolussionàriu Sardue, nel 1966, il gruppo Sardigna Libera.
Ma è alla fine degli anni Sessanta che comincia a formarsi un'area politica nella quale pulsioni ed esperienze diverse si condensano in un senso di appartenenza nel quale prevale la linea «dell'anticolonialismo rivoluzionario». Fermentano insieme schegge di dissidenza sardista, impulsi di ribellismo maturati nella neonata galassia della sinistra extraparlamentare e drammatiche esperienze di emigrazione. Il libro di Eliseo Spiga 'Sardegna, rivolta contro la colonizzazione" (scritto sotto, lo pseudonimo di Giuliano Cabitza), edito da Feltrinelli, diventa quasi un manifesto politico che prelude alla formazione a Cagliari dei circoli Città e campagna.
Le palestre di questo nuovo dibattito politico sono riviste come Nazione Sarda, dove trovano spazio appassionate analisi sull'affermazione di un'identità nazionale sarda, il riconoscimento di una lingua e la lotta contro le pesanti servitù militari. I punti di riferimento sono Eliseo Spiga e Antonello Satta, entrambi di estrazione comunista e le parole d'ordine diventano: autodeterminazione e indipendentismo.
In quest'area eterogenea e movimentista, in critica aperta al Partito sardo d'Azione, nasce nell'aprile 1973 Su Populu Sardu. Il movimento prende il nome dall'omonima rivista edita a Oristano. Il primo numero è realizzato da Mario Carboni, Elisabetta Montaldo, Battista Columbu e Peppinetto Atzori.
Nell'inverno del 1974 la redazione del giornale si trasferisce a Nuoro e viene creato l' Mps Movimentu de Su populu sardu. Aderiscono Angelo Caria (il figlio di Efisio), Lorenzo Palermo (che diventerà poi segretario e presidente del Psd'Az), Diego Corraine e Bore Ventroni. Il movimento cresce con gli ingressi di Mario Puddu, Vincenzo e Maria Vittoria Migaleddu, Agostino Columbanu, Bustianu Cumpostu, Antonimaria Pala, Diego Asproni e Vezio Mascia.
Il movimento è molto attento alla comunicazione e, in via Sulis, nel centro storico di Nuoro, crea una radio, Radio Supramonte, della quale diventerà direttore Gianfranco Pintore, ex redattore dell'Unità, di Tempo Illustrato e poi corrispondente dell'Espresso. Successivamente Pintore firmerà due riviste: Sa Sardigna e Liberazione.
Nel 1976 compare nella scena politica una nuova formazione: il Fis(Fronte pro s'indipendentzia de sa Sardigna). Il suo ideologo è Bainzu Piliu, professore di chimica e sindaco di Bulzi. Tra il 1979 e il 1981 il Fis viene travolto da un'inchiesta della magistratura cagliaritana. Piliu e Salvatore 'Doddore" Meloni sono accusati di aver creato un improbabile esercito separatista che gode dell'appoggio del colonnello libico Gheddafi. In quel clima, il leader sardista Mario Melis intuisce retroscena torbidi e parla apertamente di macchinazione. Si rivolge all'allora presidente del Senato Francesco Cossiga e all'allora ministro dell'Interno Oscar Luigi Scalfaro. «Devi impegnarti a garantire il mio diritto a esprimermi - dice a Cossiga - e a battermi per la causa sardista. E devi tutelarmi dalle provocazioni dei servizi segreti».
Intanto, alla fine degli anni Settanta 'Su Populu sardu" entra in crisi. Il movimento si divide sulla scelta di confluire nel Psd'Az per le elezioni del 1979. Angelo Caria e Bustianu Cumpostu preferiscono mantenere la propria identità. Da quest'anima di 'Su Populu Sardu" nasce Sardigna e Libertade, che apre un intenso dialogo politico con il gruppo algherese di Sardinia y Llibertat.
Nel 1978 'Su Populu Sardu", insieme ai movimenti che si raccolgono intorno ai giornali Natzione Sarda, Sa Sardigna, Sa Republica Sarda e Sardegna Europa inizia la raccolta delle firme per presentare la proposta di legge di iniziativa popolare a tutela della lingua sarda e per il bilinguismo.
Nel dicembre del 1987 'Sardigna e Libertade" e Fis si sciolgono per dare vita al Partidu Indipendentista. Ma l'esperienza è breve. Nel gruppo dirigente si crea una spaccatura profonda alla vigilia delle elezioni. Prevale il gruppo di Caria e Cumpostu e Bainzu Piliu viene espulso. Il movimento cambia nome e diventa Psin(Partidu sardu indipendentista). Cumpostu e Caria (che è anche un raffinato poeta e per primo cerca di aprire la vertenza sulle entrate), pur non rinunciando alla propria identità, creano un cartello di movimenti e gruppi che prende il nome di Sardigna Natzione. È la versione sarda del progetto elettorale nazionalista che in Corsica ha messo insieme quasi tutti i movimenti indipendentisti.
Successivamente, il fallimento del progetto Mesa de sos sardos liberos, cioé la creazione di un polo nazionalitario per le regionali del 1999, diventa un terremoto per Sardigna Natzione. Gavino Sale, che guida la corrente più radicale, nel coordinamento nazionale del 2001, a Santa Giusta, rompe con Cumpostu e contribuisce a fondare iRs(indipendentzia Repubrica de Sardigna) insieme a Franciscu Sedda, Frantziscu Sanna e Franciscu Pala, animatori del progetto web denominato Su Cuncordu pro s'Indipendèntzia de sa Sardigna. Forte nella denuncia sociale e ambientale, iRs conquista molti consensi, guadagnando spazi nell'area sardista in crisi. Nel 2004, infine, nasce A Manca pro s'indipendentzia, partito comunista e indipendentista. Il suo progetto politico è quello di creare la repubblica socialista di Sardegna.

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Piero Mannironi