Gavino Sale: «No all'Irs intellettual-chic»


SASSARI.Dice che sarà lui a farsi da parte, ma non per darla vinta a chi «vuole la mia testa». Anzi, «per dimostrare che il potere non mi interessa. Anche perché non sono gli incarichi a fare di qualcuno un leader». Non si ricandiderà ma la sua attività andrà avanti, più intensa di prima. Con due obiettivi: garantire l'unità dell'Irs ed evitare che si trasformi in un partito classico e pure un po' snob, anzi «intellettual-chic», come vorrebbe qualcuno. La frecciata, «ma senza polemica», il presidente nazionale Gavino Sale la indirizza al direttivo dell'Irs, eletto il 17 gennaio scorso e in parte dimissionario (6 componenti su 16) dalla fine di ottobre: tra loro anche la segreteria nazionale Ornella Demuru. I 6 hanno deciso di farsi da parte in seguito alle critiche mosse dal presidente sul nuovo corso del Movimento: niente blitz e azioni dimostrative, molti comunicati stampa e poca sostanza.
Sale, che Indipendentzia Repubrica de Sardinia l'ha fondata a cavallo tra il 2002 e il 2003, difende la creatura nata dalla fusione di 'pezzi" di varie anime indipendentiste (come Sardinia Natzione, Psd'Az, Cuiles, Su Concordu) e dice: «Sono stato frainteso. Le mie erano domande legittime. La risposta sono state le dimissioni. Non è giusto: il dibattito è vivace, la fase è delicata, serve l'apporto di tutti. Per questo rinnovo l'invito ai dimissionari: tornate sui vostri passi, parliamone, tutti insieme». L'appello a recuperare l'unità arriva nel momento più critico attraversato dall'Irs. Sale la definisce «tempesta ormonale, come quella che vive un ragazzo che diventa adulto». E che deve decidere che cosa fare da grande. Qui ci sono pensieri contrapposti. E l'ipotesi scissione, prima solo sussurrata, ha acquistato un peso differente. Perché da una parte c'è chi immagina una struttura organizzativa piramidale con una gerarchia che detta la linea, sul modello dei partiti. E c'è chi invece, come Sale, immagina una struttura orizzontale, «un punto in espansione che riempie uno spazio sempre più vasto e dove il ruolo più forte ce l'ha la base. È questo il mio Irs. Ma da un anno le cose sono cambiate».
Spiega il presidente: «La base è stata privata del suo diritto fondamentale: il dibattito, la democrazia partecipata. Dal 17 gennaio a oggi non è stata convocata neppure un'assemblea nazionale, prima se ne faceva 1 al mese, siamo arrivati a convocarne anche 15 all'anno. Sempre a Santa Cristina, centro della Sardegna, almeno 200 persone per volta. Ora invece si parla solo sul web. Anche io utilizzo Internet, Facebook è il mezzo più veloce per raggiungere tutti nello stesso momento. Ma non basta. A questo deve seguire la comunicazione cara a cara, faccia a faccia, il confronto guardandosi negli occhi, il dibattito. Questo è l'Irs, per me e per i 34mila che ci hanno votato alle ultime elezioni amministrative».
Un balzo in avanti notevole, con il 7 per cento conquistato a Sassari, un sindaco (Perfugas), una pattuglia numerosa di consiglieri nelle amministrazioni provinciali e comunali dell'isola: una realtà politica che tanto piccola ormai non è, guardata con interesse dai grandi. E che è riuscita «insieme alle altre anime indipendentiste, a costringere il consiglio regionale a parlare di Costituente e sovranità. Merito di un lavoro di anni - commenta Sale - anche se qualcuno crede ai miracoli e parla di crescita negli ultimi quattro mesi, da quando è cambiata la forma organizzativa del Movimento». La scelta, che pure è stata condivisa dall'assemblea, poi non ha portato i risultati sperati. Questo e altro lui ha detto durante l'assemblea di tesserati e attivisti che si è conclusa con le dimissioni di parte del direttivo. «Ho chiesto perché l'Irs fosse sparito dalle piazze. Ho detto che il nostro compito è seguire i conflitti sociali, stare accanto ai precari, denunciare Equitalia che mette in ginocchio le imprese. L'Irs non può fare «salotto», deve stare in mezzo alla gente. Invece c'è chi mi critica perché partecipo alle manifestazioni dei pastori e occupo la Torre per porre il problema dell'eolico, della rapina del vento. Io continuerò a farlo, a girare in tutta l'isola come sto facendo in questi giorni. Ieri a Terralba, oggi a Thiesi, domani nel Sulcis. E non è un problema se invece che da presidente lo farò da semplice attivista. La sostanza non cambia».
Il 2 gennaio l'appuntamento decisivo: quel giorno si rinnoverà l'assemblea nazionale elettiva. Ma per le candidature non c'è tempo da perdere: entro martedi 7 dicembre la presentazione, il 12 l'ufficializzazione. Sale non si candiderà, ma il problema è che l'assemblea elettiva rischia di essere molto ristretta. E qui sta una delle altre ragioni di scontro con il comitato direttivo. «Loro dicono che possono votare soltanto i tesserati, che sono circa 200. Noi diciamo che la prerogativa del voto deve essere concessa a tutti quelli che hanno lavorato per il Movimento. Innanzitutto i 220 candidati alle ultime elezioni, eletti e non eletti, che al momento della candidatura non avevano ancora la tessera. Ma anche i sostenitori, quelli che partecipano alla vita del Movimento e danno un grande contributo». Un'assemblea allargata, formata da almeno 500 persone, in cui i voti siano meno facilmente controllabili e dove le diverse anime abbiano uguale spazio e rappresentatività. Ecco la proposta di Gavino Sale: «Un esecutivo nazionale di transizione, formato da 10 figure individuate nei territori, che traghetti il Movimento verso il congresso nazionale, tra un anno, con la massima apertura alle idee di tutti». Ma con un obiettivo in testa, almeno in quella di Sale: evitare le scissioni e non violentare l'Irs trasformandolo in un partito. Perché il partito è per natura escludente, il Movimento invece è includente: animale da strada che parla al megafono e odia i salotti, poco chic e per niente snob, poca testa e tutta pancia.

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Silvia Sanna