«Il cimitero di Praga» una condanna dell'antisemitismo


«Il mio libro è in sè una condanna dell'antisemitismo, c'è una posizione morale chiara». Cosi lo scrittore Umberto Eco risponde alle polemiche nate sul suo ultimo bestseller, Il cimitero di Praga (Bompiani), in un'intervista a margine dell'incontro di ieri alla Feltrinelli di Roma in Via del Babuino, dove ha firmato le copie del romanzo a circa duecento lettori in fila già da prima delle 10.
«Alcuni critici - aggiunge - mi accusano perché il mio protagonista, Simone Simonini (falsario cinico e antisemita che nell'Europa dell'800 fabbrica dossier, ndr) risulta simpatico. Ma è l'ovvia fascinazione verso il personaggio negativo; è sempre più affascinante il male del bene. Per questo hanno sempre avuto tanti ammiratori personaggi come Satanik e Diabolik o c'è gente che scrive lettere a criminali come Vallanzasca».
Per il filosofo, tra gli elementi sempre attuali del romanzo, che ha costruito come un feuilleton ottocentesco, «c'è la conferma che la realtà è sempre più stupefacente della fantasia. E di come nelle tecniche di dossieraggio, ieri come oggi, si lavori inserendo fatti già conosciuti, sennò i servizi segreti, che comprano i documenti, non ci credono».
Eco ha firmato copie del libro per circa un'ora e mezza a un pubblico eterogeneo, dai 20 agli 80 anni, e di varie nazionalità, dall'Olanda al Brasile. Fra gli altri, Leonardo, 30 anni, dottore di ricerca, che ha consegnato allo scrittore il manoscritto del suo saggio sull'Italia degli anni '60: «Per i giovani è difficilissimo arrivare a pubblicare e avere una possibilità», ha detto. Invece Teo Orlando, professore di Storia e Filosofia del vicino liceo classico Dante Alighieri, ha deciso, nella sua ora di lezione, di portare 22 studenti di una prima liceo a incontrare Eco. I sedicenni hanno vissuto l'esperienza, molto veloce, con allegria e curiosità: «Per me Eco è il più grande scrittore italiano che c'è oggi e uno dei più grandi filosofi a livello mondiale. Volevo dare ai miei studenti la possibilità di conoscerlo - ha spiegato il professore -. Quando ero studente, 30 anni fa, con i miei professori, per quanto severi, ho potuto leggere moltissimi grandi autori del '900, da Mann a Joyce. Oggi prevale il babbionismo. Andrebbero proposti anche scrittori attuali come Eco, McEwan, McCarthy, invece spesso ci si ferma a «I Promessi Sposi». Anche perché per i professori non c'è alcun riconoscimento. Non siamo pagati adeguatamente e siamo stati messi ulteriormente in difficoltà dalla riforma Gelmini».

Paolo Coretti