13 novembre 2010 —
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Sassari
SASSARI. Il sindacato ritorna in piazza. Una mobilitazione generale, la cui data sarà decisa in questi giorni, per far sentire la voce del territorio. Una voce di rabbia e disperazione che già ieri si è diffusa con malcelata irruenza dallassemblea dei quadri e dirigenti di tutte le categorie di Cgil, Cisl e Uil, riuniti per la prima volta dopo la raggiunta coesione sindacale dei mesi scorsi. Sciopero generale, quindi. Lo hanno chiesto tutti i rappresentanti delle categorie sindacali.
Lassemblea, scaturita proprio dallintesa dello scorso 10 settembre sulla ripresa delle iniziative unitarie, è stata loccasione per valutare lo stato di salute del territorio e il quadro è avvilente. È stata fatta unanalisi spietata che ha messo a nudo tutti i nervi scoperti di uno stato sociale ogni giorno più fragile di fronte allemergenza povertà che avvolge sempre più fasce di popolazione, ad aziende solide che invece oggi soffocano, alle ormai quotidiane richieste di cassa integrazione, definita come una droga che uccide il lavoro ma della quale non si può fare a meno. E ancora a una sanità che non funziona, a una scuola che non ha risorse per espletare il suo compito di ente di formazione ed educazione, alle incertezze sul fronte della chimica con i lavoratori della Vinyls che da più di 300 giorni occupano la Torre aragonese di Porto Torres e dallAsinara urlano che se chiude il petrolchimico, anche la Sardegna, con tutti i lavoratori dellindotto, va a picco. Nessuna certezza. Né nel settore privato e neppure in quello pubblico. Il posto fisso è una rarità e chi alle Poste o nelle banche o negli enti pubblici pensava di essere al sicuro, tutelato da leggi e contratti, oggi sente sgretolarsi il terreno sotto i piedi. Uno stato sociale piegato dalla crisi che in questo pezzo di Sardegna si è abbattuta con violenza inaudita, ma della quale lo Stato non mostra di curarsi, la Regione sembra guardare attraverso un vetro appannato e i politici locali non sembrano avere forze per far valere le ragioni di questarea senza più respiro.
Sono queste le preoccupazioni arrivate dai quadri sindacali di tutte le categorie di Cgil, Cisl e Uil, che si sono alternati al microfono. Ieri niente sigle: chi ha parlato lo ha fatto a nome di tutti, a significare che il sindacato è davvero nuovamente unito, tutti insieme a rimboccarsi le maniche per aiutare il nord Sardegna ad uscire dal gorgo dove si rischia di affogare. Ecco quindi la richiesta di dare un segnale forte al mondo politico: la mobilitazione generale.
Lassemblea, che si è tenuta nella sala del White&Green a Predda Niedda, è stata aperta dalla relazione delle segreterie confederali presentata dal segretario territoriale della Cisl, Gavino Carta. Al suo fianco il collega della Cgil Antonio Rudas e i segretari regionali confederali Enzo Costa, Mario Medde e Francesca Ticca.
Nella relazione Gavino Carta ha sottolineato che siamo di fronte a una politica che parla sempre più di se stessa, della sua stessa architettura e dei suoi equilibri interni e meno di ciò che i cittadini da essa aspettano: il diritto alla salute, a una buona istruzione, al lavoro, alla pensione, allassistenza. Carta ha evidenziato che sembrano smarriti i principi di solidarietà, libertà ed uguaglianza, che in uno stato civile e democratico si declinano attraverso il garantire i diritti fondamentali dellindividuo. Quindi ha focalizzato i punti di maggiore crisi, la mancanza di lavoro che ha fatto precipitare nella povertà una fascia sempre più numerosa della popolazione sarda, circa 400mila persone, un fatto al quale lo Stato non riesce o non vuole porre rimedio. E si è soffermato sulla crisi industriale, con la sofferenza del comparto chimico e dellindotto, e lannunciato quinto gruppo a carbone nella centrale termoelettrica di Fiume Santo: un patto che E.On ha siglato col territorio promettendo 500 milioni di euro, e che va confermato davanti alla Regione e al ministero dello Sviluppo economico. E ancora, la necessità di chiarimenti da parte di Eni, per la ripresa delle produzioni ma anche per la fondamentale partita delle bonifiche a Porto Torres. «Non faremo sconti a nessuno - ha detto Francesca Ticca, in chiusura di lavori -. Con senso di responsabilità abbiamo riconquistato unità e coesione sindacale e insieme faremo sentire la voce del Nord Sardegna». Ora tutti in piazza.